Ferite di donne, Medicine di donne

Laboratorio di teatro e narrazione per donne

Il laboratorio si propone come spazio-tempo fuori dall’ordinario per ritrovarSI, ritrovare la relazione con le altre e con l’ambiente, attraverso l’arte vista come strumento di conoscenza, presa di consapevolezza e trasformazione personale e sociale.

Il tema del laboratorio riguarda le “ferite” delle donne, viste come momenti di passaggio, “fessure” da dove puo’ passare la luce, opportunita’ per trovare delle “medicine”, viste come risorse interiori che portano alla resilienza e all’empowerment.

Per organizzare un laboratorio ferite-donne-medicine-donne

Grazie Fatima

Paralizzate dai confini, le donne partorivano paesaggi e mondi interi”. “I sogni sono come i profumi, invisibili ma potentissimi (Fatima Mernissi, La terrazza proibita)

Ti ho citato spesso nelle mie ricerche di corrispondenze tra approcci interculturali e approcci di genere,

Ti ho letto tanto, sono stata sognante sulle terrazze della tua infanzia in Marocco e sono stata affascinata dalle sultane in terre di Islam da te riportate alla memoria, smentendo Bernard Lewis, ulema e islamofobi…

Grazie Fatima Mernissi!

Ilaria

(la sociologa e femminista Fatima Mernissi è morta il 30 novembre a Rabat)

La mia recensione del libro “La terrazza proibita. Vita nell’harem” di Fatima Mernissi (ed. Giunti, 1996)

Una “terrazza, spaziosa e invitante, tutta imbiancata a calce” è il luogo magico dove prendono vita le storie delle Mille e una notte, dove i ragazzi e le ragazze si scambiano sguardi furtivi d’amore, dove, nelle notti di luna piena, le donne recitano formule magiche in lingue sconosciute, dove una bambina si nasconde in una giara di olive per imparare a non avere paura.

Fatima Mernissi racconta la Fez degli anni Quaranta con la semplicità tenera e l’arguzia innocente della bambina che è stata.

La curiosità infantile passa dal desiderio di capire cos’è un harem o il perché della guerra, alla voglia di imparare formule magiche d’amore, dall’esigenza di capire cosa sono i hudud (confini), alla voglia di sapere cos’è la felicità “piena e tonda, al cento per cento”.

Chi legge, così come la piccola Fatima, impara che le parole sono come cipolle, “più pelli togli, più significati incontri”. Così, la parola harem evocherà allo stesso tempo: un cortile di una famiglia allargata in cui non c’è né discrezione, né autonomia; una terrazza incantata dove si recita e si gioca; una prigione dove si schiacciano “talenti e desideri”, una comunità di donne che solidarizzano e sognano “una vita di deliberata indulgenza”.

Le donne del romanzo sono sia coloro che, sulla terrazza, inneggiano alle eroine del mondo arabo, da Sherazad a Huda Sharawi, consapevoli dell’impellenza della libertà e della modernità, sia quelle che concordano con gli uomini sulla reclusione delle donne e si autorecludono nei limiti della tradizione.

Le note dell’autrice sono illuminanti circa i particolari personaggi evocati o taluni eventi storici a cui si fa riferimento, inoltre, sono utili le note esplicative sulla cultura islamica per chi non è esperto.

Ciò che percorre l’intero romanzo sono il potere simbolico e di riscatto delle storie e delle drammatizzazioni e la tenacia dei sogni.

Paralizzate dai confini, le donne partorivano paesaggi e mondi interi”. “Certo un sogno da solo, senza il potere contrattuale necessario a perseguirlo, non basta a trasformare il mondo o ad abbatterei muri, però aiuta a conservare la dignità”.

A chi si lascia affascinare, rimangono i profumi, di henné e di thé, e i sogni. E i sogni sono come i profumi: “invisibili ma potentissimi”.

Ilaria Olimpico

Un nostro laboratorio…

Un laboratorio di TheAlbero è

uno spazio ludico e al tempo stesso profondo, in cui, attraverso il gioco, conosciamo noi stessi/e e gli altri/le altre,

uno spazio creativo e di liberta’, in cui, quando creiamo, dispieghiamo le ali della liberta’ di espressione piu’ autentica e diventiamo narratori e narratrici della nostra storia,

uno spazio di condivisione e ascolto attivo, in cui raccontiamo e ci raccontiamo, protette/i nella frontiera tra realta’ e immaginazione,

uno spazio trasformativo che permette di vedere l’immagine della realta’ e la realta’ delle immagini, in un quarto tempo in cui l’impossibile diventa possibile,

uno spazio per la teatralita’ essenziale per attori e attrici ma soprattutto per non attori e non attrici,

uno spazio di esplorazione artistica in cui cerchiamo corrispondenze e interconnessioni tra il linguaggio visivo, corporeo, verbale, lo spazio che ci circonda e le persone che incontriamo.

Ilaria Olimpico, Uri Noy Meir

Immagini e Storie sulla diversità a scuola

Grazie ai ragazzi e alle ragazze della Scuola Pablo Neruda di Roma
per essersi messi in cerchio con noi, per aver condiviso storie di esclusione, per essere andati in scena mostrando la solidarietà e la valorizzazione della diversità.
Di seguito le loro riflessioni sul laboratorio*:

un grande insegnamento di vita… di non fermarsi all’apparenza.
in questo laboratorio ho esplorato le mie emozioni in modo non superficiale.
sento di non essere più quello di una volta ma sono cambiato dentro.
Ho provato emozioni uniche e indimenticabili.
Abbiamo iniziato a scoprire nuove tecniche di comunicazione attraverso giochi, immagini e teatro.
Questo progetto mi ha fatto capire ancor di più che è bello essere diversi, nessuno deve essere giudicato.
Prima del progetto, prendevo in giro.
…ci insegnano a capire che siamo ciò che siamo…
In questo progetto, mi sono sentita diversa ma sono stata felice di esserlo.
Siamo riusciti a diventare più uniti e solidali tra di noi.
È stato bello perchè nessuno imponeva le sue cose all’altro.
Abbiamo imparato a lavorare in gruppo e la modalità del cerchio è molto utile perchè ci dà la possibilità di ascoltare di più gli altri.
…soprattutto ci ascoltiamo.
potevamo dire ciò che pensavamo a turno senza essere contraddetti da nessuno.
Abbiamo scoperto cose nuove dei compagni,come paure, idee.
Credo che ha aiutato ognuno di noi.

neruda (2)

*Il laboratorio Immagini e Storie è stato svolto nell’ambito del progetto sulla diversità della Cooperativa Nuovi Orizzonti, grazie ai fondi del Municipio XIV. Approccio interculturale, Metodologia integrata: teatro dell’oppresso, fotografia partecipativa, narrazione partecipata, stop motion.