Il vasto territorio del corpo

Vi sono già zone della mia vita simili alle sale spoglie d’un palazzo troppo vasto che un proprietario decaduto rinuncia ad occupare per intero” (da Marguerite Yourcenar, “Memorie di Adriano”).

Così, ci sono stanze del mio corpo dimenticate che aspettano solo di essere visitate.

La coda del coccige e la coda dello sterno tendono a incontrarsi nello spazio interno: mi ripiego, mi condenso, mi ri-trovo, accedo alla sorgente. Le braccia e le mani si incontrano, si abbracciano all’altezza della pancia, un braccio risale, lento, lungo lo sterno. Così mentre il braccio sale, tutta la colonna si snocciola, si estende, si espande. Lo sterno si distende, il coccige risale. Il braccio passa per il viso che si alza, incontra lo sguardo che lo accompagna. La mia mano si apre in un guizzo d’acqua.

“Per quanto tu possa andare percorrendo le sue vie, non potrai mai raggiungere i confini dell’anima, tanto profondo è il suo lògos” (Eraclito)

Così, nonostante io sia incarnata nel mio corpo, per quanto possa imparare ad abitarlo pezzo per pezzo, non potrò svelarne il Mistero che lo lega indissolubilmente a ciò che sono stata, sono e siamo.

Ilaria Olimpico

Risonanza dall’incontro di “Incamminarsi, giornate di studio sulla danza”, con Raffaella Giordano, Sosta Palmizi. Grazie!

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