Rossetto e Rabbia

E mentre sente lo stomaco stretto che si rifugia dietro la schiena e il cuore ancora piu’ stretto, stritolato da immagini e parole che lo assediano, mette il rossetto.

Mette un rossetto rosso forte, da puttana. “Quello che non metti tu, quello che tu hai gia’ nel sorrisetto, nei gesti, in certi movimenti, quello che mettono le puttane brutte per poter essere appariscenti” pensa mentre mette il rossetto rosso forte.

Mette la matita nera intorno agli occhi, forte, quasi un pugno, quello che vorrebbe dare, quello che sente nello stomaco e nel cuore.

Mette il vestito nero, a lutto, certo, ma elegante, perche’ hanno deciso di mantenere la forma e l’apparenza.

Mette il vestito nero elegante e corto, perche’ si’, in fondo vuole mettere in imbarazzo con la sua bellezza. Lo sa di essere bella. Anzi, per un attimo ammette, contro tutte le sue modestie e reticenze “sicuramente sono piu’ bella”.

E cosi’, preparata, mascherata, e’ pronta a camminarle affianco, anzi in parallelo. Hanno vissuto parallelamente con una bolla tutta intorno.

Non cede il passo. Questa volta no. Non cede il passo. Non cede spazi. Decide di essere presente. E se si muove su un continuum tra l’invadenza e l’invisibilita’, sceglie di andare verso l’invadenza, per non diventare mai piu’ invisibile.

E mentre cammina, incontra la femminista stereotipata che continua a urlare e a fare il segno della figa con i baffi disegnati, non consentendo altre espressioni se non la sua. Incontra il vecchio che non ha niente di vecchio se non l’apparenza che la chiama “coccona”. Incontra il marito che guarda pornografia triste perche’ non sa chiedere di essere amato. Incontra i figli che sono persi, che ricercano profondita’ rimanendo sospesi tra guru e moda new age. Incontra quelli del cambiamento che non cambia proprio niente perche’ resta nell’essenza di questo mondo rotto: la pretesa superiorita’. Lei sente un conato di vomito. Preferisce i consumisti, piu’ autentici, piu’ sinceri nella loro domanda spostata di riconoscimento.

E poi rimette il rossetto.

“Grazie per il tuo protagonismo” le dicono ironiche. Niente di piu’ lontano. Ma se lo prende questo protagonismo. Perche’ ha preso la medicina “non succedera’ mai piu’, non lo permetterai”.

Prepara il suo pezzo e scandisce la sua battuta come un vomito:

“Hai rubato. hai rubato tempi e spazi che erano miei, affabulando, ammantando, affumicando di sogni di potenza. Anche se campi abbandonati, erano i miei campi”.

E cosi’ inizia a odiare. Forse da personaggio si’, da personaggio potra’ inabissare la nemica. Potra’ spingerla e farla cadere. Fosse solo per far uscire questa rabbia che e’ come un cane ringhioso tenuto a bada che le sbava dappertutto dentro e lei non vuole sporcare il suo cuore di bava cattiva. Ha deciso di sentire fino in fondo questo momento magico di odio. Magico si’, perche’ non ha mai provato odio, perche’ non sa cosa farci con tutto questo odio che le nasce dentro. La nemica le fa conoscere l’odio e anche per questo la odia.

Lei, con gli occhi contornati dalla matita nera come un pugno, materializzazione del pugno che vorrebbe dare e del pugno che stringe il cuore, non riesce a parlare se non da personaggio, non riesce a guardare, se non da personaggio, protetta dalla matita nera.

E l’altra posa lo sguardo, senza pudore, senza imbarazzo, senza riguardo, continua a scherzare di questo scherzo cosi’ doloroso. E lei sente una voglia rabbiosa di spingerla, schiaffeggarla, fosse solo per toglierle dal viso quel sorrisetto, malizioso, sostenuto, superiore. Superiore a chi? a cosa? Sicuramente al suo dolore. Si pone sopra al suo dolore e cosi’ ci preme sopra e piu’ preme, piu’ la rabbia vorrebbe farlo esplodere, farglielo esplodere in faccia, facendole saltare tutti i denti.

E mentre pensa: “ti scaravento tutto addosso. t i scaravento tutto addosso”, l’altra le prende la mano, ma non e’ la sua mano che prende, lei toglie dalla sua mano tutto quel che e’, lascia prendere solo una protuberanza, qualcosa di svuotato, perche’ la nemica tutto svuota, tutto cio’ che tocca svuota.

Traccera’ tra rabbia e lacrime dei confini con un gesso color sangue, color rossetto rosso forte. Perche’ ha preso la medicina “non succedera’ mai piu’, non lo permetterai”.

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