Human Voice

in the name of the mother roy hart 069

Human Voice – Riflessioni dopo il corso Human Voice, presso il Centro Internazionale Artistico Roy Hart, Malérargues, Francia

Vedo il teatro come possibilità di espansione della Potenza espressiva di ciascuna e ciascuno, attraverso la voce, il suono, il corpo, il movimento, la danza, il canto, la parola, l’azione scenica.
Usiamo la nostra potenzialità espressiva solo in minima parte. Siamo costrette, chiuse, ingabbiate, ristrette in una procedura espressiva frustrante che diventa ‘normale’.
Ci esprimiamo con suoni, voce, movimenti, gesti, parole al limite del ‘neutrale’, nella dimensione dell’appiattimento e dell’uniformità, per rientrare nel codice ‘socialmente’ atteso.
E quando sentimenti o emozioni forti rompono le dighe del ‘socialmente corretto’ ci sorprendiamo, ci imbarazziamo, ci vergogniamo, sentiamo lo sguardo attonito e imbarazzato dell’Altro.
Succede quando piangiamo e i singhiozzi irrompono come suoni a lungo soppressi o quando ci arrabbiamo davvero e la voce erompe come dalle viscere in cui era stata incatenata troppo tempo.
Boal diceva ‘tutti possono fare teatro, anche gli attori’ come un invito a riappropriarsi del mezzo teatrale per indagare e trasformare la realtà. L’estetica matriarcale rivendica le arti come rituali di tutti e tutte per ricordare la connessione con le stagioni della vita e della natura. Wolfsohn scriveva che ‘cantare’ non e’ un esercizio artistico ma un modo per riconoscersi e portare questo riconoscimento nella vita.

Ci sono uccelli dal canto melodico e inaspettato
in me,
Ci sono caverne profonde da cui arriva un’eco di tonalità basse e sconosciute
in me,
Ci sono fate dalla voce argentina e chiara che emettono risa tintinnanti
in me,
Ci sono i canti della mia terra costipati a lungo nel petto che finalmente vibrano
in me,
Ci sono luoghi abbandonati in cui si rifugia la parte di me più insicura e vulnerabile
e là c’è un canto profondo e caldo
in me, per me.


La voce attraversa le parti del mio corpo e io riconosco l’anima mia.

Grazie al Roy Hart Centre e in particolare a Carol Mendelsohn e Zwaantje de Vries (nella foto, sulla panchina) e al gruppo del laboratorio Human Voice Agosto 2015

Ilaria Olimpico

Foto: Uri Noy Meir

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