La donna sanguinante

Sotto l’albero la donna. Sotto la donna il sangue. Sotto il sangue la terra.

La donna era in ginocchio e seduta sui talloni. Le braccia le ricadevano lungo le cosce. I palmi delle sue mani erano rivolti verso l’alto. I capelli sciolti, lunghi e spettinati le coprivano la faccia. Ogni tanto si dondolava. Emetteva un lungo lamento. Sanguinava.

Lasciate che il sangue scorra, che la luna scompaia e ricompaia, cresca e decresca. Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti.

La donna sanguinava, emetteva un lungo lamento. Nella sua voce erano le lupe, le orse e le foreste in tempesta. Nelle sue mani aperte scorrevano fiumi di latte. Nel suo dondolio si calmava la bambina che era stata.

Il dondolio, il lamento, il sangue. Tutto fluiva. Tutto scorreva. Tutto passava.

Per un istante, il dondolio fece smuovere i lunghi capelli spettinati e si pote’ intravedere il volto della donna. Gli occhi erano chiusi, le labbra semiaperte nel lamento.

Dentro gli occhi chiusi, sotto le palpebre leggere, scorrevano le immagini che il sangue portava via.

C’era una vecchia donna con meta’ del volto ricoperto di un colore oro e l’altra meta’ attaccata dai vermi. La figlia, con gli occhi riempiti di lacrime, era seduta accanto alla vecchia donna con una mano sul suo viso per cacciare via i vermi.

Il dondolio riprese. Il lamento si fece piu’ intenso. Il lamento sfocio’ in un pianto di vecchia bambina.

Gli occhi si chiusero piu’ forte e le lacrime scesero copiose.

Dentro gli occhi chiusi, sotto le palpebre leggere, ripresero a scorrere le immagini che il sangue portava via.

C’era una bambina tranquilla nelle sue acque, nell’unita’ con la madre, dove non c’e’ tempo e non c’e’ spazio perche’ il desiderio non si completa che e’ gia’ soddisfatto. Venne un uncino di plastica sterile e ruppe le acque. La bambina trasali’. La bambina cerco’ di scappare. Le acque si prosciugarono e la bambina si senti’ senza protezione. Furono luci forti, voragini gravitazionali e terrore di cadere nel vuoto. L’unita’ venne spezzata, in fretta e senza pazienza. La bambina conobbe con trauma il tempo e lo spazio.

Il lamento divenne una ninna nanna per la bambina che era nata. Il sangue divenne la placenta. Dai seni sgorgo’ il latte che non le era stato dato.

Dentro gli occhi chiusi, sotto le palpebre leggere, iniziarono a scorrere immagini nuove.

C’era una bambina sull’erba un po’ verde e un po’ gialla. C’era terra sui suoi piccoli piedi e il sole le faceva increspare la fronte.

Il dondolio si placo’, gli occhi lucidi si schiusero ai raggi del sole basso primaverile, il sangue cesso’ di scorrere.

La donna si rialzo’, aveva una lunga gonna che le scendeva fino ai piedi scalzi e uno scialle giallo sulle spalle.

Inzio’ a danzare, canticchiare e ridere tra l’erba un po’ verde e un po’ gialla e torno’ al suo villaggio, piu’ forte, piu’ sana, piu’ generosa, piu’ fiduciosa.

Ilaria Olimpico

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