“Teatro dell’oppresso” di Belén Apolo

Seguono le riflessioni di Belén Apolo, Partecipante del laboratorio ‘Oltre La Violenza’


Eccomi qui, distesa sul mio letto riflettendo sulla mia vita. A due passi della fine di un percorso della mia vita, cerco di immaginare cosa succederà dopo. Mille idee attraversano per la mia testa. Mille sogni sono rinchiusi nel mio cassetto del quale ho paura aprire.
Ansia; Timore; Paura ed oppressione sono presente in ogni momento delle mie giornate.
Sono stanca. Stanca di averle intorno a me. Stanca di sentirmi cosi vuota. Stanca di avere paura di dimostrare come sono veramente. Ho paura di risultare ridicola, di essere giudicata. Penso che se non posso dimostrare al mondo ciò che sono… la vita non abbia un senso, uno scopo. Non so cosa fare. In questo momento dovrei stare 24 ore su 24 concentrata sugli esami che valuteranno il mio livello di maturità. Non ci riesco. Non perché non abbia voglia di fare, ma perché voglio anche un po’ di allegria, divertimento e follia. Accettare o non. Mettermi in gioco… oppure restare ancora una volta in un angolo nascosta?

Si chiama teatro dell’oppresso. Ricordo quando decisi di frequentare il laboratorio di teatro per diventare più sicura di me, meno timida. Non aveva funzionato. Perché dovrei accettare questo progetto? Alla fine sicuramente sarà come l’altro. Senza nessun risultato. Premo il tasto off della mia mente. Ora basta. Basta con queste paure. Basta con queste incertezze. Basta con il pessimismo. Se vuoi ottenere qualcosa devi essere pronta a lottare per averlo. Ho deciso. Questa volta mi metterò in gioco. Cercherò di affrontare il mondo. Di scavalcare ogni ostacolo. Di radere al suolo chiunque mi impedisca di stare bene.

Nuovi volti ho di fronte a me. Persone delle quali non conosco nemmeno il nome. Iniziamo con dei giochi sulla fiducia. Divertente! Io non mi fido nemmeno della mia ombra.. ma ci provo. Divento lo specchio uno di loro e allo stesso modo questa persona riflette i miei movimenti. Camminiamo ad occhi chiusi per la stanza. Camminiamo ad occhi chiusi da soli. Camminiamo ad occhi chiusi guidati solo dal tatto o dal rumore.
Fiducia. Fiducia in è stessi. Fiducia verso glia altri. Fiducia è ciò che manca nel mondo. Una virtù che potrebbe porre fine alla guerra e alla violenza. Fiducia è ciò che mi ha reso ora più sicura di me. E’ incredibile come attraverso la camminata si possa capire la personalità di una persona. Bisogna solo imitarla ed esagerare quel movimento.Scelgo uno del gruppo. Di fronte a me lo guardo negli occhi e cerco di vedere nei suoi occhi colui che mi fa star male. L’elemento che causa dell’oppressione in me. Come l’esercizio richiede… gli pongo mille domande e cerco il modo per porre fine a tutto ciò. Ci sto male, ma mi sfogo.

Sono bastati solo quattro incontri. Quattro incontri per cambiarmi completamente. Quattro incontri per farmi diventare più solare, positiva e vivace. Quattro incontri per creare un’amicizia, un legame forte con le persone che hanno aderito a questo progetto. Arrivata la settimana nella quale bisognava incontrare Uri mi sentivo pronta. Sapevo che l’ultimo giorno sarebbe stato aperto al pubblico il lavoro che svolgevamo. Paura? Per nulla Sono pronta a mettermi in gioco. Sarò ridicola? Va bene. Non mi preoccupo. Sono io. Sono cosi. Ringrazio la vita, il destino per avermi dato l’occasione di cambiare la mia percezione della vita. Ringrazio il “teatro dell’oppresso” che mi ha fatto conoscere nuove persone, splendide. Per avermi fatto capire che può esistere un mondo senza violenza. Senza oppressione. Per avermi fatto capire che la violenza non è solo verso glia altri ma anche verso noi stessi. I due incontri con Uri li abbiamo affrontati presso la Caritas dal mattino al pomeriggio gustando a pranzo le ottime delizie preparate dal Tavolo della Pace. Bisogna ringraziare assolutamente queste due associazione. Senza chiedere niente a cambio si sono preoccupati di noi. E’ bello sapere che esistono persone pronte a dare una mano senza aspettarsi nulla a cambio. Arrivato il momento di salutarci… ognuno di noi deve decidere se tenere la tessera che ha in mano e condividerla con il gruppo o di buttarla. Questa tessera ci è stata donata da Uri. Nella mia c’è scritto MESSAGGIO. Rifletto su cosa potrei dire. Arrivato il mio turno decido di condividerla con il gruppo pronunciano queste parole che automaticamente escono dalle mie labbra come una leggera brezza mattutina, limpide e piene di emozioni. “Molto spesso… sin da bambina, mi sono domandata su quale fosse il vero scopo della vita. Perché esiste l’uomo? Perché deve essere lui a governare sulla terra? Qual è la ragione della esistenza di ciascuno di noi in questo mondo? Ora. Qui. In questo momento. Dopo aver condiviso insieme a vuoi tutte le mie paure. Dopo aver deciso di affrontare con più grinta ogni giorno. Ho capito finalmente il senso della vita. La vita è fatta di esperienze che accumuliamo giorno dopo giorno. Esperienze che sono alla base per creare un tesoro. Un tesoro che quando arriverà al suo livello finale ognuno di noi dovrà condividere con il mondo. Lo scopo di ogni essere umano è quello di trasmettere un messaggio. Un messaggio che alcuni di noi non riescono ad individuare. Un messaggio che è il frutto delle nostre esperienze quotidiane. Non solo ognuno di noi ne possiede uno, ma anche un gruppo. Come noi. Come noi che facciamo parte del teatro dell’oppresso. Il nostro messaggio è quello di far capire all’umanità che un mondo senza violenza può esistere, non è solo un’utopia. La violenza non è solo verso gli altri, ma anche verso noi stessi. Per porle fine bisogna innanzitutto amare noi stessi. Penso che questo sia il messaggio di questo progetto poiché se penso a come ero prima di iniziare questi incontri e a come sono adesso. C’è una differenza enorme. Sicurezza ed ottimismo sono le nuove protagoniste delle mie giornate. Ho capito di volermi bene. Non ho più bisogno di farmi del male allontanandomi dal mondo per paura di essere ferita. Condivido questa tessera perché anche voi riusciate a trovare il vostro messaggio sperando che allo stesso modo decidiate di condividerlo. Un mondo senza guerra può esistere. Si può andare oltre la violenza. Bisogna solo che ognuno di noi, iniziando da qui metta al centro di queste quattro mura un granello di sabbia, insieme questi granelli possono formare una spiaggia”


Belén Apolo

 https://www.facebook.com/Sonoiosenzapensieri

oltre003

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