Speriamo che sia ribelle*

Sei arrivata dalla mia ovaia sinistra, sento le forze della vita a sinistra della mia ioni. “No, Signora, non significa assolutamente nulla quello che sente, l’embrione è posizionato al centro”.

La pancia è tonda, è femmina.

Una fossetta al mento pizzicato: è maschio.

Colorito pallido, è femmina.

Buonumore, è maschio.

Se è vivace e si muove molto nel pancione, è chiaro, è maschio.

Meglio se è maschio. È più facile.

Se è femmina costa di più vestirla. Però è una compagnia in casa, ti dà una mano!

In Lucania, quando nasce un maschio si versa una brocca d’acqua per la strada, a simboleggiare che il bambino è destinato a percorrere il vasto mondo. Quando nasce una femmina, l’acqua viene versata nel focolare, a significare che la sua vita sarà dedicata alla cura della famiglia e della casa.

Speriamo che sia maschio, non lo dicono mai esplicitamente, ma lo sottintendono sempre.

Speriamo che sia femmina, è il sussulto delle donne dei cerchi.

Speriamo che sia maschio, speriamo che sia femmina… io dico, maschio o femmina, speriamo che sia ribelle.

Ribelle ai ruoli stereotipati.

Ribelle alle identità di genere culturalmente costruite e poi “naturalizzate”.

Nonna, lo so che volevi un maschio, ma io me lo sentivo: è femmina.”

E va be’ pure è ‘na compagnia, stann nascenn tutt femmen, c’amma’ fa’ vonn nascere!”

Cognome da sposata?

Nome di suo marito?

Dico direttamente il cognome del papà senza perdere tempo oppure rispondo: ho sempre il mio cognome, sono sempre io. E non è la normalità l’essere sposata e non è neanche la normalità che ci sia un cognome del papà del bambino.

Respiro. Speriamo che sia ribelle.

Ribelle al senso comune.

Ribelle a ciò che viene dato per scontato.

Ribelle a tutto ciò che si definisce normale.

Parti precedenti? Menarca? Aborti spontanei? Interruzioni di gravidanza?

Prosegue con la stessa tonalità di voce, uomo, donna, non fa differenza nella sensibilità, domanda se ho perso dei figli, se ho deciso di perdere dei figli, con la stessa tonalità della gelataia che mi chiede cono o coppetta? Con panna o senza signora?

Speriamo che sia ribelle.

Ribelle al lavoro come meccanizzazione, spersonalizzazione, disumanizzazione.

Speriamo che sia ribelle.

Ecografia 1. 9 settimane.

Ti sento per la prima volta con i sensi percettivi, al di là del senso che nn distingue il razionale dall’emotivo, le fantasticherie dalle sensazioni.

Mi sento invasa dal tuo battito vibrante, deciso, veloce.

Posso sentirlo ancora?

È la mia vocina di madre emozionata, ingenua, inconsapevole.

Ecografia 2. 14 settimane.

L’ecografia è come un martello pneumatico per il bambino” “E’ come un fischio, fastidioso o no dipende da tante cose, l’intensità, la durata, il macchinario…

Signora può entrare per l’ecografia” “l’ho fatta meno di un mese fa, non la rifarei se non occorre…” “La mamma non vuole vedere il suo bambino?” melliflua, viscida, affettata, in camice bianco, bianca di emozioni vere.

Ogni attimo di passaggio e pressione dello strumento imbevuto di gelatina fredda sulla mia pancia è un secondo in più di martello pneumatico, di fischio nella mia mente e forse nelle orecchie del mio bambino.

Eccolo, si è girato a salutarvi” falso, sciocco, mellifluo. Io penso che il mio bambino forse si è girato perché si è spaventato. Il battito non è più l’emozione della prima volta, è il segnale della paura del mio bambino.

Speriamo che sia ribelle.

Speriamo che sia ribelle a tutti i percorsi istituzionalizzati.

Speriamo che sia ribelle alla Nemesi Medica.

Amniocentesi.

Oramai la fanno tutte quante.

Hai fatto l’amniocentesi?

Ah io l’ho fatta con tutti e due i miei figli.

Signora, qui trova tutti i centri dove è possibile fare l’amniocentesi.

Mi parla di amniocentesi, di duotest, di percentuali sulla normalità del bambino… le donne fabbriche di bambini normali sottoposte al controllo qualità con tanto di criteri e percentuali. Mandano in onda la pubblicità progresso sulle persone con sindrome di down e intanto vellutatamente ti dicono di scremarle prima che arrivino. Per altruismo verso di loro, perché la vita è difficile così… per egoismo e paura del diverso tutta nostra perché non siamo pronti…

Speriamo che sia ribelle.

Ribelle alle definizioni di normale.

Ribelle alle omologazioni.

Ribelle ai buonismi di facciata.

Ecografia 3.

Ti chiedo perdono piccolino se sentirai fischi e martelli, ma ho bisogno di sapere come stai.

Lo strumento imbevuto di gelatina fredda ti trova, ti misura, ti ingrandisce, seleziona parti del tuo copro, le misura, le ingrandisce.

E’ tutto misurato, calcolato. E’ tutto nelle misure “giuste”, “calcolate”.

Il mio piccolo sta bene. Sono rasserenata. Sono felice per le procedure?

La ginecologa segna ecografia specifica per il cuore. “Perché c’è qualcosa che non va?” Il mio cuore steso sull’amaca in terrazza tranquillo all’ombra si getta alla ringhiera della terrazza al sole sudato e allarmato. “No tutto a posto ma se dovesse avere dei problemi cardiaci alla nascita sarebbero pronti a intervenire”.

La mia mente corre veloce:

anno 2020 ecografia occhi e orecchie:

controllano che il feto non abbia problemi di vista e udito.

Anno 2030 ecografia permanente 3D:

l’ultimo mese il feto è sotto controllo costante.

Anno 2040 ecografia per il colore degli occhi:

signora, come non vuole sapere il colore degli occhi di suo figlio?

Anno 2050 per le donne incinte in offerta ecografi da casa, per controllare di tanto in tanto come sta e cosa fa il proprio bambino.

Dove finisce la cura e la premura, dove inizia l’ossessione?

Speriamo che sia ribelle.

Ribelle alla volontà di controllo.

Ribelle alla volontà di superpotenza.

Dovresti fare un’ecografia ogni mese per controllare lo stadio di sviluppo.

La mia amica non è andata a fare neanche un controllo ed è andato tutto bene, basta stare tranquille.

Bisogna essere delle incoscienti a non usufruire di tutto il progresso medico scientifico.

E’ tutto over-medicalizzato. Devi ribellarti.

Hai visto il video della donna che partorisce nella foresta da sola?

Fallo un controllo in più, che fai se succede qualcosa al bambino?

I ginecologi sono le persone più sbagliate da vedere in gravidanza.

A me è finito il liquido amniotico, sono dovuti intervenire, menomale avevo fatto il controllo.

Il parto indotto non segue il ritmo naturale.

Sono stata tutta la notte in travaglio da sola poi alle 7, poiché gli conveniva per i turni, mi hanno indotto il parto.

Shhhh.

Speriamo che sia ribelle.

Ribelle a tutti i sistemi ideologici, degli uni e degli altri.

Ribelle a tutti i pensieri unici, a tutte le alternative uniche.

Ribelle a tutti i sistemi di pensiero chiusi, giudicanti, rigidi, escludenti.

Speriamo che sia ribelle agli uni e agli altri.

Ti sogno piccolina con i miei occhi e il sorriso di chi amo.

Ti sogno piccolina e mi risveglio con una sensazione di pace.

Le madri devono diventare un po’ pazze, eccedere nelle visioni oniriche e staccarsi dal mondo materiale…

Ti sogno piccolina e nutrendo te al mio seno, nutro la bambina che sono stata,

la bambina che sento di essere in questa tempesta di voci che mi dicono cosa fare e non fare.

Puoi uscire un attimo? – La voce del capo, della capa – E questa pancetta?”

pancetta” la chiama il capo, la capa, l’amministratore, la segretaria.

Se non ci fa’ un’altra sorpresa…” riecheggia nei corridoi grigi, senz’anima.

Che differenza fa per loro se non ho neanche diritto all’assegno di maternità?

Piccolina, dovevo forse nasconderti ancora per farmi inserire in un ennesimo progetto in cui dovrò elemosinare ciò che mi spetta?

Sii ribelle piccolina, sii ribelle a questo sistema che stritola, macina, spreme, sfrutta,

sii ribelle a questo sistema che vuole solo che le donne partoriscano nuovi consumatori

e che tornino presto a lavoro, e in forma, perché altrimenti se sformate e grasse sono da “rottamare”.

Il parto è un’esperienza estatica, sciamanica.

Non c’è niente di spontaneo nel parto.

Io ho chiesto l’epidurale e non me l’hanno voluta fare.

Il dolore nel parto è fondamentale per il rilascio di endorfine che proteggono la mamma e il bambino.

Parto in casa? E non ci pensi al bambino?

Non c’è niente di romantico nel parto.

Mia madre racconta che il mio parto è stato frettoloso… frettoloso… sarà per questo che ho una particolare premura a custodire la lentezza, a difenderla, a rivendicarla… sarà per questo che ho conservato il bisogno insoddisfatto di dormire, di restare nel grembo dell’inconscio e dei sogni…

… frettoloso… il parto di me è stato frettoloso… e per tutta la vita reclamerò la lentezza.

Ilaria Olimpico

*”Speriamo che sia ribelle” è stato presentato come lettura drammatizzata al Festival Teatro in Comune a Casalbordino e al Female against violence a Roma nel mese di novembre 2013

 

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