Luigi De Norma e Luigi De Imaginis

Così, arrivarono dalla Giudice due uomini:

uno era ben vestito, lavato, profumato, con la barba fatta e le scarpe pulite,

l’altro era come arrivato all’improvviso, direttamente da un cantiere, aveva i pantaloni un po’ consunti sulle ginocchia, la barba lasciata crescere, e, ai piedi, un paio di sandali impastati di terra.

Il primo era un po’ nervoso, batteva ogni tanto la punta della sua scarpa lucida sul pavimento bianco di marmo del Palazzo di Giustizia e guardava l’orologio, lasciandosi sfuggire una smorfia di disappunto,

il secondo era tranquillo, sembrava sognasse a occhi aperti e aveva un bel sorriso sotto la barba incolta.

La Giudice finalmente chiamò: Luigi De Norma.

Il primo uomo si affrettò a entrare lasciando dietro i suoi passi il rumore delle scarpe nere lucide sul pavimento di marmo bianco.

Luigi De Norma, nato in ospedale, nel paese di Picom, trasferitosi in città per gli studi, laureato con quasi il massimo dei voti, lavoratore dipendente, con famiglia, una moglie e due figli, un maschio e una femmina, con casa di proprietà, con mutuo da finire di pagare, con salotto ben arredato, cucina abitabile, bagno padronale e bagno di servizio, camera matrimoniale e cameretta ampia per i bambini con giocattoli e disegni.

Risposte segnalate: “Sì, come tutti i miei paesani, mi sono trasferito in città per avere più opportunità”,”Sì, in campagna o al mare ci andiamo per rilassarci in estate due settimane”, “No, mai pensato di disubbidire”, “Sì ho accettato qualche compromesso, ma non più di quanti ne abbiano accettati tutti quelli che conosco”, “Sì, chiudo sempre la porta di casa con doppia serratura e metto l’antifurto”, “No, non ho mai cambiato lavoro”, “Sì, purtroppo, lavoro molto e non ho molto tempo per i miei figli”, “Sì, i miei figli hanno il cellulare e la televisione in camera, non faccio mancar loro nulla, anche a costo di sacrifici”, “Sì, amo mia moglie, andiamo a cena fuori e al compleanno le ho regalato una borsa firmata”, “Sì, ci rilassiamo la domenica, andiamo a volte al centro commerciale”, “Come?” risposta alla domanda “Ha dei sogni?”, “Sì, mia moglie è iscritta all’associazione di volontariato NoiTiAiutiamo, abbiamo anche per un anno sostenuto una povera bambina pakistana negli studi”, “Non mi occupo di politica” risposta alla domanda “Quale è la sua utopia?”, “In che senso?” risposta alla domanda “Lei vuole cambiare il mondo?”.

Luigi De Norma consegnò infine tutte le bollette pagate, tutte le analisi effettuate, tutti i certificati conseguiti, tutte le dichiarazioni firmate, tutti i bollini di qualità, tutti i bolli di assicurazioni, tutti i progetti e i preventivi con relative relazioni e consuntivi, tutto in ordine, tutto a posto, tutto normale, tutto come doveva andare.

Poi la Giudice chiamò: “Luigi De Imaginis”.

Luigi De Imaginis, nato nel paesino di Marnel, trasferitosi diverse volte, in diverse città, infine nel paesino di Narnil, lavoratore indipendente instabile non precario, laureato, convivente, con una figlia, vive in una casetta di terra e legno.

Risposte segnalate: “Sì, sempre le persone sono stupite di come vivo”, “Sì, sono un artigiano”, “Sì ho studiato all’università con ottimi risultati”, “No, perchè?” risposta alla domanda “Si sente frustrato per il suo lavoro di artigiano dato che ha studiato?”, “Sì certo, è considerato uno stile di vita diverso…”, “Sì amo la mia compagna, ci teniamo per mano nel cammino della vita”, “No, mia figlia non ha quasi nessun giocattolo e non ha il cellulare come gli amici”, “Sì, ho cambiato molte volte lavoro”, “Sì, quasi sempre mi sono ribellato”, “Non esattamente, non sono più un adolescente, ma sono sulla strada del cambiamento del piccolo mondo in cui vivo”, “Sì, molti” risposta alla domanda “Ha dei sogni?”, “Sì, se abbiamo dei soldi in più, viaggiamo”, “No, non abbiamo l’antifurto, neanche le chiavi di casa, nessun ladro entrerebbe perché non c’è granché da prendere”, “Sì abbiamo dei rituali per ricordarci da dove veniamo, per celebrare le stagioni, per risvegliare il futuro”, “Sono d’accordo con chi ha detto: non si tratta di dare di più, ma di prendere di meno”.

Luigi De Imaginis consegnò un oggetto fatto da lui, una statuina di legno di una dea antica con un’ascia doppia e un serpente. Nient’altro. Bollette, non pagate, staccato dalla rete nazionale. Bolli, non conservati. Alla richiesta dei bollini di qualità, presentò delle foglie degli alberi del terreno dove vive. Per la sezione progetti, preventivi, relazioni e consuntivi, presentò uno schizzo a mano della loro casetta, un disegno pasticciato della figlia, un foglio bianco.

La Giudice, restata sola, prese la bilancia dell’intensità della vita e, come sempre, non si sentì di mettere sui piatti le risposte del Signor De Norma e del Signor De Imaginis. Lei era la Giudice non giudicante, a lei, il grande onore, solo di osservare, di guardare, di prendere atto.

Ilaria Olimpico

 

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