Riparare la casa, costruire la comunità

Laboratorio a cura di Cerchio Rurale e TheAlbero, Resoconto di Francesco D’Ingiullo

È appena terminata la settimana di Autocostruzione e Teatro dell’Oppresso a Casalbordino. L’esperienza è stata unica e, speriamo, ripetibile.


Si trattava di avviare una serie di lavori di riparazione a questa piccola abitazione che ha ormai un centinaio di anni e che è rimasta abbandonata per almeno gli ultimi venti anni. Un’abitazione che forse era l’unica nella zona dove 100 anni fa sorgeva solo il noto santuario della Madonna dei Miracoli.

Durante la settimana la pulizia delle pareti ricoperte da un po’ di vegetazione e rovinate in parte dalle infiltrazioni di acqua hanno rivelato alcune peculiarità sulle fasi e le tecniche di costruzione di questo edificio che poi puntualmente ci venivano confermate dai numerosi curiosi che in quei giorni sono venuti molto amichevolmente a farci visita, colpiti dallo spirito con cui l’intero gruppo stava lavorando e in particolare dall’uso della terra cruda come materiale di recupero delle parti danneggiate.

Ed ogni mattone, il calcemonio, la sabbia arenaria, la terra cruda, i ciottoli che costituivano le pareti originarie sembravano un libro aperto sulla storia delle mani che avevano lavorato a quell’edificio. Mani che poi, in parte sono anche comparse all’ultimo, nell’affermazione di un signore che sosteneva di aver lavorato alla costruzione di una parte dell’edificio 40 anni prima e che ci raccontava di dove avevano preso le materie prime.

E alle storie sulla costruzione si aggiungevano quelle relative ai vari proprietari e loro peculiarità varie.

Storie che hanno contribuito a dare valore al lavoro che stavamo portando avanti perché, in fondo, quando inizi ad abitare un edificio che altri hanno abitato, è come se continuassi una storia, è come se il vecchio proprietario in qualche modo ti abbia scelto per continuare la storia di quel posto.

Il secondo giorno mi ha colpito il fatto di dover andare a cercare terra. In effetti il terreno richiede ancora una radicale pulizia dall’intricato groviglio di rovi e altri arbusti che si è rigogliosamente rimpossessato degli spazi adiacenti alla casa e dove, forse, in futuro si potrà prelevare la terra necessaria alla ristrutturazione. E la cercavamo in giro, chiedendo ad un giovane sotto i trent’anni, contadino per scelta, che, mentre assisteva alla mietitura dei suoi campi, ci ha dedicato del tempo per fornirci la paglia necessaria all’impasto.

Poi casualmente notiamo un cumulo di terra da scavi di costruzione. Il proprietario ci porta in un posto dove ha messo della terra tirata fuori dallo scavo di un pozzo. Lì troviamo i vari strati, in particolare dell’ argilla grigia purissima che abbiamo usato la sera al mare di Punta Penna per modellare e squisciare in una serie di giochi relativi al T d’O. Oltre all’argilla grigia la terra ideale per costruire, almeno qui nella provincia di Chieti: argilla gialla mischiata a sabbia arenaria nelle proporzioni che fanno scintillare i miei occhi dato che sono abituato a lavorare con la terra di casa mia di qualità molto più limitante per la costruzione in terra cruda.

Così ci siamo organizzati con i mezzi a disposizione per un trasporto e anche questo via vai ha incuriosito un signore e sua figlia che abitavano vicino ai mucchi di terra. Così ne è nata una chiacchierata su cosa si può fare con la terra cruda e sui forni a legna.
Nel frattempo la sera prima avevamo iniziato a lavorare con le tecniche di teatro immagine e vari giochi di preparazione nell’ampio giardino nei pressi del Santuario. E più tardi abbiamo acceso il primo fuoco nei pressi della casetta in quel posto dove chissà da quanti anni non ne veniva acceso uno. E attorno al fuoco, che ci ha aiutato anche a liberarci dei rovi secchi, abbiamo iniziato a raccontarci una storia che mano mano a turno inventavamo. La sera dopo invece è stata la Riserva Naturale delle dune di Punta Penna a Vasto lo scenario per il laboratorio di teatro. Dopo un bel bagno, vari giochi in acqua, abbiamo continuato sulla spiaggia utilizzando l’argilla grigia come materiale di supporto, di scultura e di contatto.

Le scene iniziavano a sviluppare il lavoro sul conflitto.

Il racconto della storia quella sera ci ritrovava seduti sulla scogliera nei pressi del faro in un’atmosfera quasi surreale.

I giorni successivi sono continuati con varie ore di lavoro in cantiere, durante le quali siamo riusciti a ripristinare quasi completamente la sommità di due pareti e alcune pause teoriche sulle tecniche di lavorazione in terra cruda, sulle possibilità di manipolazione e costruzione, sull’improvvisazione di un cantiere partendo da una situazione in cui mancano tutti i comfort ai quali siamo abituati. Una situazione che molte persone al giorno d’oggi si trovano ad affrontare nel contesto di grande abbandono delle aree rurali del centro-sud.

La sera della domenica un’occasione ottima per lavorare ancora più in profondità su varie tematiche di conflitto sociale nel contesto della Fiera della Domenica presso il Centro Sociale Zona 22 a San Vito Marina. Questa fiera è un’esperienza quasi mensile, itinerante, in Abruzzo, di autoproduzione e autocertificazione, scambio di prodotti e di informazione dal basso tramite laboratori e dibattiti. E mentre eravamo in scena la partecipazione del pubblico ha arricchito quest’esperienza di gruppo di T d’O. La lettura della storia è seguita sui ciottoli in riva al mare di San Vito Chietino.

La sera dopo, come una consuetudine che sembrava ormai essersi consolidata, e cioè quella di scegliere uno scenario sempre diverso ogni volta per questo lavoro di teatro, siamo andati nel paesino di San Buono dove al laboratorio vicino la piazza principale hanno partecipato due bambine ed un ragazzo molto colpiti da quest’opportunità che veniva a scuotere la monotonia usuale delle piazze ormai spente dei paesini dell’entroterra. E così si è colta anche l’occasione per lavorare sulle problematiche relative allo spopolamento di questi paesini, alla mancanza di un tessuto culturale fertile sul quale poter far fiorire la vita dei più giovani e rendere preziosa quella dei più anziani.

Incredibile e impagabile è stato l’apporto di questi nuovi amici sanbuonesi!

Contemporaneamente si è iniziato a lavorare sui conflitti generati dalle difficoltà che ancora nel nostro paese vi sono relative all’autocostruzione, all’utilizzo di materiali naturali, al recupero di edifici rurali storici.

È stato molto significativo quello che è emerso riguardo al potere della legge della Comunitài come controparte della legge scritta, altamente burocratizzata del nostro paese. Una legge della Comunità che secondo l’esperienza di diverse persone, può essere la chiave di lettura da cui partire per migliorare la realtà che stiamo vivendo.

E quella sera di Luna Piena, per il racconto della storia ci aspettava un luogo forse tra i più i magici della zona nei pressi della quercia ultra millenaria di San Buono. Una quercia che ha più di 8 metri di circonferenza e che a fatica in 8 persone siamo riusciti ad abbracciare.

È stato come svegliarsi da un sogno-desiderio e ritrovarsi in un sogno-realtà quello di poter celebrare la Luna Piena alla Quercia Matriarca, in gruppo, raccontando una storia i cui protagonisti, quella sera, erano un albero ed una donna spaventata dai rumori del bosco.

Incredibilmente abbiamo scorperto che nei pressi di quella quercia, non solo gli umani di giorno vengono a chiedere consiglio o a portare un saluto, ma anche i molti animali selvatici sembravano essere attratti da quell’angolino di memoria atavica, nonostante le nostre voci e luci artificiali.

Un altro giorno, ancora terra, paglia, lavoro di mani e piedi più che altro, lavoro che risveglia i sensi, che incuriosisce la nostra percezione di fronte ad un materiale con il quale anche noi essere viventi sembriamo avere molto a che fare, come a confermare i numerosi miti dei nativi americani che un giorno, tantissime albe addietro, un dio modellò l’essere umano con una manciata di argilla.

Il sole sempre più caldo, la stanchezza sempre più sentita visto che mai una notte siamo riusciti ad andare a letto prima di mezzanotte (!!), ma poi arrivava il lavoro di teatro che andava ad alimentare le nostre cellule, mentre queste, di giorno, venivano ripulite dal lavoro manuale, dalle proprietà dell’argilla, ripulite e svuotate dalla polvere che questa nostra società inizia a gettare sulla nostra creatività e sulle nostre potenzialità già quando siamo piccole/i.
E quella sera una piazzetta di Casalbordino è diventata palcoscenico per i nostri giochi, le nostre storie che abbiamo tirato fuori senza troppa esitazione, e che abbiamo messo in scena sperimentando una benefica improvvisazione. E anche quella sera da contorno c’erano delle bambine e dei bambini che erano incuriositi dall’agire inconsueto di un manipolo di uomini e donne, incuriositi perché la diversità è uno degli stimoli principali del Vivere, del Vivere la Vita vera e non una pseudovita. Ed i bambini e le bambine sanno esprimere i pregiudizi che purtroppo spesso incontrano sulla loro strada ma loro li vivono ancora con spontaneità e sanno modificarli prontamente seguendo la loro innata voglia di Amare.

E a completare il gruppo anche una ragazza che passava di là, arrabbiata per aver subito il furto della propria bici, contenta di potersi esprimere, in un’espressione che da valore a noi stessi, a ciò che ci circonda e all’immaginario collettivo.

Io non so… c’è ancora qualcuno che va in giro a dire che un altro mondo è possibile, ma la mia forte sensazione in questi giorni è stata quella che un altro mondo è già lì e noi abbiamo il privilegio, in verità assai raro da tantissimi secoli, di poter finalmente scegliere un contributo diverso alla vita di questo meraviglioso Pianeta.


Sì, proprio così: la nostra Vita è un cantiere in corso, un teatro in cui la parte del pubblico e degli attori è interscambiabile, un cantiere-teatro in cui possiamo lasciar coinvolgere il nostro maggiore potenziale creativo.

E noi continueremo e tu sei benvenuta/o ad unirti, anche solo per un fine settimana, meglio per periodi più lunghi. Continueremo probabilmente in ottobre e novembre e vi è un’opportunità in più perché vogliamo offrire dei posti a giovani apprendisti che desiderano imparare il mestiere di chi costruisce con materiali naturali e che hanno la motivazione a seguirci per un intero mese, o anche più, con la garanzia di poter, in un lasso di tempo così lungo, sicuramente sviluppare notevoli abilità e apprendere una buona base teorica per affrontare per proprio conto un progetto di autocostruzione.

Francesco D’Ingiullo

Per informazioni ulteriori a riguardo: cerchiorurale@gmail.com.

 

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