C’erano due volte due formiche

C’era una volta una formica di nome Ru, una bella formica dallo sguardo intenso e dalle zampette vivaci. Ru viveva in un gran formicaio, dalle curve di terra sontuose, dai profumi delle radici dell’ulivo e del melograno: il formicaio di Ez. Ru era cresciuta circondata dall’affetto delle formiche della sua famiglia, giocando a mollica e a zampa all’aria (tipici giochi da formica molto divertenti). Da subito Ru aveva imparato a stare attenta ai nemici. Fin da piccola aveva sentito parlare della pericolosità e della violenza dei nemici. Così, quando fu abbastanza grande, Ru divenne una formica soldata. Tutte le formiche di Ez diventavano soldate e così anche Ru. Finalmente le veniva data l’opportunità di difendere il suo formicaio, difendere le provviste della famiglia, difendere la sicurezza delle sue compagne.

Ma in questa storia, come ho detto, c’erano due volte due formiche.

C’era una volta una formica di nome Jal, una bella formica slanciata e dallo sguardo fiero. Jal viveva in un formicaio recintato con le spine delle rose e gli aculei dei ricci: il formicaio di Za. Un tempo le antenate formiche di Jal erano state libere in un formicaio dall’odore di timo e cumino. Ma Jal era prigioniera. Sin da quando era piccola aveva sperimentato direttamente e indirettamente l’umiliazione e la frustrazione di essere una formica di un formicaio recintato. Ma nonostante tutto, Jal da piccola aveva giocato a mollica e a zampa all’aria (tipici giochi da formica molto divertenti). Poi appena era cresciuta un po’ si era ammalata di nostalgia di libertà. Era una malattia ovviamente molto diffusa tra le formiche del formicaio recintato. Forse avrebbe raggiunto le formiche Xa nella guerra contro i nemici recintatori, avrebbe cercato di procurarsi della polvere di insetticida per trasportarla fino al nemico a costo della vita o forse, forse si sarebbe rassegnata.

Ma vi ripeto che in questa storia c’erano due volte due formiche: Ru e Jal.

Torniamo a Ru che abbiamo lasciato quando era diventata soldata. Ru era molto orgogliosa, le era stato assegnato un compito davvero prezioso per la difesa del suo formicaio e della sua famiglia. Il suo battaglione aveva il compito di distruggere i piccoli tunnel scavati dalle formiche nemiche per trasportare l’insetticida e altre armi che usavano. Così Ru aveva imparato a distruggere, eliminare, ubbidire, comandare e stare zitta.

Eppure in questa storia, come vi ho detto, c’erano due volte due formiche.

Torniamo a Jal malata di nostalgia di libertà. Jal si era aggravata, ora soffriva di soffocamento da mancanza di libertà. Un giorno, la mamma di Jal, esasperata, triste e arrabbiata a un tempo, diede uno schiaffo alla figlia, gridandole: “E vai!! vai a cercare questa libertà!!”. Jal, come svegliata da quello schiaffo, decise che avrebbe rischiato qualsiasi cosa pur di uscire dal recinto; fu così che si rivolse alle formiche addette ai tunnel. I tunnel servivano sia per combattere il nemico sia per far passare le molliche di pane e i granelli di zucchero, perché il formicaio era isolato, affamato, imprigionato, impoverito. Una delle addette al tunnel sembrava con lo sguardo accusare Jal di scappare e di non voler difendere il suo formicaio e combattere il nemico. Ma Jal, formica malata di mancanza di libertà, era determinata, non si fece intimidire, né scoraggiare. Jal si incamminò nel tunnel… era buio, stretto, non si respirava bene, ma Jal andava avanti, come sospinta ancora dall’energia dello schiaffo della sua mamma. Sperava di non incontrare i nemici nel tunnel, sperava di arrivare presto, sperava di respirare forte di nuovo, sperava… Sperava.

Ma voglio ripetere che in questa storia c’erano due volte due formiche.

Ru era anche lei nel tunnel… era buio, stretto, non si respirava bene e poi… shhhhhh. Buio, silenzio. Un attimo con se stessa. A volte è un attimo per disimparare a distruggere, eliminare, ubbidire, comandare e stare zitta. Tutta l’esperienza da soldata era diventata un mostro che di notte le attaccava le viscere e le rimbombava nella testa. Un giorno Ru iniziò a correre e correre e correre e correre… arrivò fino al mare. Si sentì inondare dalla brezza infinita del mare. Gli schizzi del mare si unirono alle sue lacrime. E poi ebbe come piccoli schiaffi dai granelli di sabbia sul viso. Uno, un granello in particolare, come una madre, le diede uno schiaffo e la riportò alla vita. Il formicaio Ez era ancora la sua casa eppure non era più la sua casa. Non sarebbe stata davvero la sua casa finché il suo formicaio avesse imposto il recinto sull’altro formicaio.

Vi avevo detto che in questa storia c’erano due volte due formiche.

Cosa sarebbe stato se ci fosse stata una sola volta? Cosa sarebbe stato se Ru e Jal si fossero incontrate nel tunnel? Ma invece no. In questa storia ci sono due volte due formiche.

C’erano due formiche Jal e Ru che si incotrarono sotto un ulivo e camminarono insieme oltre qualsiasi recinto.

E cammino, cammino, cammino, cammino. Il mio cuore è un giardino dal profumo di basilico e orchidea…

Nella mia mano c’è un ramo di ulivo e sulla mia spalla una bara. E cammino, cammino, cammino, cammino.

Ilaria Olimpico

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