Demetra e Kore. Dedicata a Taranto

 

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Ho scelto di chiamarti Kore, in memoria del mito di Demetra e Kore e anche perché il suono “core” nella mia lingua significa “cuore”.

Sei femmina e resa “femmina” culturalmente, sei un trionfo di rosa, e se non sapessi che ti hanno infiocchettato e impacchettato di rosa per precisi ordini culturali, potrei godermi tutta la tua dolce tenerezza senza pizzichi di amaro.

Piove, continua a piovere da giorni e giorni. Senza sosta. Senza riposo. Senza respiro. Ed è per questo che mi è facile immaginarti a Taranto, con il tuo cappellino da pescatore, da pioggia, con il tuo impermeabile, arrivata esattamente con la tromba d’aria, segno, messaggio, profezia.

Continua il ticchettio della pioggia, più forte e meno forte, le gocce di pioggia battono sul tetto e sulla terra come su un tamburo, provando ritmi sostenuti.

Hai le dita sulle orecchie come per proteggerti dal rumore. Ma non dal rumore della pioggia. No. Ti proteggi dal frastuono delle grida, dai suoni sordi e gelidi di fabbrica, dal cicaleccio fastidioso delle discussioni. Il tuo sguardo è tra l’infastidito e il preoccupato.

Piccola Kore, strappata a tua madre e al tuo doppio, strappata ancora una volta, in un altro tempo, alla tua Demetra. Questa volta, non è Ade ad averti rapita ma è Produzione, che ti ha portato nel regno buio dello Sviluppo. Sì, buio dello Sviluppo. Pare che laggiù, promettano la brillantezza dei diamanti e invece tutto ciò che vedi sono polveri nocive e fumi velenosi. E così, Demetra piange e soffre per la tua dipartita, non dispensa né fertilità, né pane. Le donne di Taranto diventano sterili e i frutti della terra si fanno velenosi.

Mia piccola Kore, danno la colpa a te, al tuo sguardo preoccupato e perplesso, quando accenni alla fuga. Dicono che non capisci le esigenze di Prodotto. Il regno di Sviluppo vuole tenerti prigioniera e racconta che è l’unico regno possibile.

Allora, per un attimo, ti vedo mentre le tue dita dalle orecchie passano a proteggere gli occhi. I tuoi grandi occhi azzurri ne hanno abbastanza di bocche spalancate di uomini in preda alla rabbia, di sorrisi melliflui di uomini di potere, di bocche serrate di uomini potenti e colpevoli. Così, le tue dita coprono i tuoi occhi e rivedi nella memoria tua madre Demetra, vedi il tempo in cui eravate insieme e le popolazioni custodivano in voi e con voi il vero segreto della ricchezza.

E così, mentre ricordi un passato realmente esistito e sogni un futuro realmente possibile, vedo il nastro rosa del tuo cappellino trasfigurarsi in un Serpente. Il Serpente della Dea della trasformazione…

Ilaria Olimpico

Foto: Uri Noy Meir

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