Metropoli

Metropoli

Lettore MP3 preso. Canzoni cambiate. Borsa. Ho chiuso il gas. Ho chiuso il gas? Non ho acceso il gas. Non ho fatto in tempo a fare colazione. Metro. Automi che si incanalano. Scale mobili. Automi che si spingono. Metropolitana dentro. Prima mattina, tutti stanchi. Io sono nella mia musica. Musica muta dei musicisti latinoamericani nella metro. Non ho soldi. Automi che scendono alla fermata della stazione principale. Altra canzone. La prossima è la mia fermata. Io, automa che scende, passa il biglietto nella macchina che controlla, sale le scalette, prende un altro trenino, aspetta che un posto si liberi. Io, prima mattina, stanca. Fermata giusta, ultima. Cammino verso l’ufficio, sono ancora protetta, isolata nella musica del mio lettore MP3. Attraverso. Come sempre rischio la vita. Continuo a essere convinta che io, pedone, senza macchina, senza emissioni di gas, abbia più diritto di passare. Io non inquino, non faccio rumore, non faccio traffico. Meno male, il mio MP3 mi risparmia gli improperi degli autisti infastiditi dalla mia filosofia del pedone. Ma vedo le loro facce. Eccomi. Sono in ritardo, come sempre. Spero non ci sia ancora lui. Dai, dai, questa è l’ultima volta. Percorro il corridoio. Ancora protetta dal lettore MP3. Svolto nell’ultimo corridoio. Tolgo le cuffie. E’ finita. Sono un nuovo automa in un nuovo sistema. E questa volta, per 8 ore, senza protezione e isolamento del mio MP3.

Ilaria Olimpico

Foto: Uri Noy Meir

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