Il fiume dell’oblio

Il fiume dell'oblio

Sembrava che solo nelle leggende e nelle storie mitologiche potesse esistere un fiume dell’oblio e invece no. Esiste un posto in cui tutti possono arrivare. Se vogliono. Esiste un posto appena fuori dalla città che tutti possono raggiungere. Se scappano. Esiste un luogo dove l’acqua e la terra si mescolano in un gioco di fasce e curve in beige e azzurrino.

Tutti possono vederlo. Se rinunciano al ricordo.


Bernard aveva trent’anni. Pian piano aveva abbandonato i sogni di bambino. Così, impercettibilmente, li aveva dimenticati. Pian piano aveva rinunciato alla lentezza. Così, per abitudine, aveva iniziato a correre guardando l’orologio. Pian piano si era adeguato. Così, meccanicamente, aveva seguito gli altri. Così, automaticamente, aveva smesso di chiedersi chi fosse.


Ma un giorno, Bernard si era svegliato e si era ricordato il sogno che aveva fatto. Il suo inconscio, durante la notte, gli aveva restituito, vomitandolo in un sogno, tutto ciò che era stato abbandonato, dimenticato, messo a tacere, abortito. Nel suo sogno, Bernard era i suoi sogni di bambino, era pittore, artista, viaggiatore. Nel suo sogno, Bernard aveva tempo, guardava i tramonti, le stelle, i prati, le morbide curve delle colline. Nel suo sogno, Bernard aveva il coraggio di rischiare, andava controcorrente, viveva in modo semplice ma pieno, non andava in nessun ufficio e dormiva su un’amaca. Nel suo sogno, Bernard era in cammino per conoscere se stesso.


Quel giorno, quando Bernard ricordò il suo sogno, ricordò tutti i suoi sogni. Divenne irrequieto, non riusciva a mettere la cravatta, non riusciva a guardare l’orologio per non tardare al lavoro, non riusciva a star fermo sulla sedia nelle ore di straordinario per pagare la macchina nuova. Bernard sapeva del Fiume dell’Oblio e sapeva di averne bisogno per dimenticare e per continuare la sua vita “normale”. Quel pomeriggio Bernard arrivò laddove acqua e terra si mescolano in un gioco di fasce e curve in beige e azzurrino. Si svestì, restò in costume e con una ciabatta in mano, sapeva che una volta nell’acqua avrebbe dimenticato. Bene. Tutto quello di cui aveva bisogno era dimenticare. Dimenticare il suo sogno. Dimenticare i suoi sogni, rivelati dal suo sogno. Tutto più facile. Ma, una volta che i suoi piedi passarono dalla fascia beige della ghiaia alla curva azzurrina dell’acqua, si rese conto che tutto era rovesciato. Il Bernard trentenne era un mezzo riflesso nell’acqua e il vero e reale Bernard era un bambino con una ciabatta in mano che, solo e curioso, si avventurava nella conoscenza di se stesso.


La Custode del luogo apparve come un riflesso in beige e azzurrino e disse: “Perché a volte, accade che il Fiume dell’Oblio restituisce la Memoria. L’oblio che concedo io è per far spazio ai sogni, non per oscurarli”.

Ilaria Olimpico

Foto: Uri Noy Meir

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