Sotto la maschera

sotto la maschera

Messa la maschera, posso girare dove voglio. Le lacrime scivolano sotto la maschera, nascoste, protette. Sulla mia maschera c’è un’espressione truccata, né triste, né allegra, forse sorpresa, attenta. Invece, il mio viso sotto la maschera, non è né sorpreso, né attento.
Non mi interessa. Semplicemente, non mi interessa. Non mi interessa la gente che passa eccitata e allegra. Eccitata per cosa? Allegra per quanto? Non mi interessano né le calli, né i ponti. Ho già visto, già dato. Sono stanca.

Allora, ecco, metto la mia maschera ben truccata, posso essere ora l’una, ora l’altra, dico l’una poi l’altra.

Dentro di me, sotto la maschera, posso proteggere le ferite aperte che si infetterebbero al contatto con gli altri, e si infiammerebbero di vergogna sotto lo sguardo dei turisti dell’anima mia.

Allora, ecco, metto la mia maschera, oro, blu, argento e per i turisti divento la vita, la festa, la celebrazione, il fascino. Posso camminare sicura di me, mi cedono il passo, ho la testa alta, sempre in posa, mi ammirano.

E quando la notte torno a casa e devo togliere la maschera, divento nuda, gli sguardi mi trafiggono, i giudizi mi lapidano.

Ilaria Olimpico

Foto: Uri Noy Meir

 

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