La storia del ponte

the bridge story

L’uomo la vide e fu travolto da quella visione.

Era notte e lei ballava da sola sul ponte gigantesco, maestoso, con le luci brillanti e colorate.

Il suo vestito rosso, stretto in vita, scendeva morbido sulle gambe e si apriva come una corolla di un fiore a ogni giravolta. Sembrava che la musica fosse creata dalla danza del suo corpo e non viceversa. I movimenti erano leggeri e allo stesso tempo fermi e risoluti. Le braccia e le gambe disegnavano curve e cerchi in blu cobalto. Interi mondi prendevano vita dalle sue braccia, lo spazio era ri-creato dai passi delle sue gambe. Intorno a lei l’energia era quasi palpabile.

L’uomo era affascinato, ipnotizzato dalle sue espressioni e dal suo corpo, flessibile, sinuoso e impossibile da toccare.

Per un momento sembrò che lei stesse ballando con i desideri dell’uomo, intorno a lei come in un miraggio, si materializzavano leggeri abiti color pastello, che danzavano di giravolta in giravolta in una fantasmagoria di un sogno. Poi i desideri-abiti color pastello  scomparvero.

Lei iniziò a danzare con un partner immaginario. Aprì le braccia, lasciò andare il collo sulla spalla, come un abbandono ad una carezza, poi si alzò in punta di piedi per ottenere un bacio, e poi improvvisamente il suo corpo sembrò essere respinto da una forza invisibile, e la sua faccia si oscurò.

La danza solitaria ricominciò tra le luci arancioni e verdi del grande ponte. Lei cominciò a girare sempre più velocemente, al punto che l’uomo non riusciva più a distinguere la stoffa dell’abito dal corpo di lei.

Da quella volta, l’uomo tornava ogni notte sul ponte illuminato per vederla.

Quell’uomo era per tutti “il senzatetto della metropolitana con la barba”, nessuno lo chiamava per nome, forse anche lui aveva dimenticato il suo nome, dormiva nei tunnel della metropolitana, ma una volta era stato un ballerino.

Una notte, sul ponte illuminato, avvenne qualcosa di inaspettato. Dopo mille giravolte, lei svenne, cadde a terra e sembrava non riprendersi. L’uomo non sapeva cosa fare, non voleva essere visto, ma allo stesso tempo, avrebbe voluto aiutare la sua musa… infine decise di avvicinarsi. Proprio in quell’istante lei si risvegliò e lo vide. I loro occhi si incontrarono per un lungo istante. L’uomo poi si ritrasse e scappò via. Per la vergogna.

Nessuno seppe cosa l’uomo fece e sognò quella notte ma il giorno dopo l’uomo era diventato un altro.

Con grande difficoltà era riuscito a trovare il modo di tagliare la barba, fare la doccia, trovare un grande specchio, trovare dei vestiti confortevoli e puliti. Era davvero un altro. Non aveva paura della gente. Non sentiva l’ostilità al suo passaggio. Si sentiva pulito, profumato, bello anche. Da quel giorno cominciò a ballare di nuovo. Per la sua mente era impossibile ricordare i passi di danza, ma il corpo aveva una sua memoria. Così il suo corpo ricordò tutti i passaggi, tutte le combinazioni possibili. Quando il tempo maturò, rubò un vestito da ballerino e tornò sul ponte, dopo tanto tempo dall’incidente dello svenimento.

Vide, come sempre, tutto l’assolo di danza di lei, tra le luci verdi e arancioni del ponte, ma  al momento del ballo con l’uomo invisibile, lui divenne visibile. Entrò nello spazio scenico e subito lei, come fosse previsto dalla coreografia, iniziò a danzare con lui. I loro corpi galleggiavano sul ponte illuminato, come sospesi a qualche centimetro dalla terra. I loro corpi si sfioravano e poi tornavano a disegnare cerchi, curve e mondi interi.

L’uomo non era più il vagabondo con la barba della metropolitana. Era di nuovo Nur il ballerino.

E lei sapeva che l’uomo bellissimo con cui ballava, aveva gli occhi del vagabondo con la barba che l’aveva ammirata tante sere e poi una notte era scappato via.

Ilaria Olimpico

Foto: Uri Noy Meir

 

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