Oh Thea

Oh Thea,

richiamo i tuoi piedini sul fianco della mia pancia,

per essere tranquilla che sei nella posizione giusta.

Tutto cambia quando si cambia posizione, non è così?

A volte sento il tuo tallone sotto il palmo della mia mano,

a separarci solo la pelle della mia pancia.

Immagino i tuoi passi sulla terra…

che siano leggeri,

che siano allegri,

che siano curiosi,

che siano responsabili.

Oh Thea,

quanti paesaggi da attraversare a piedi, dentro e fuori.

A volte i passi saranno bagnati da lacrime,

per commozione, per dispiacere, per dolore.

Che tu possa attraversare il territorio della pioggia di lacrime incessanti,

essendo certa che non sei mai sola,

che c’è uno spazio più ampio,

che c’è una Presenza che tutto può accogliere.

E allora la commozione potrà essere una porta per la gioia,

la disperazione potrà essere una scala nella profondità dell’essere,

il dolore potrà essere il riconoscimento delle ferite e la loro guarigione.

Oh Thea,

ci saranno paesaggi di giardini andalusi,

profumo di arancio e gelsomino,

per ogni innamoramento, per ogni stupore, per ogni incontro.

Che tu possa conservare lo sguardo della meraviglia

per poter sempre attraversare questi territori che aprono il petto, il cuore, le braccia alla Vita.

Oh Thea,

ti aspettano meraviglie,

il mondo a ogni latitudine e longitudine, con i suoi popoli,

con gli infiniti modi geografici e culturali di esistere,

ti aspetta l’alternanza delle stagioni,

i colori delle foglie di autunno,

i grappoli di uva soda,

i rami imbiancati e rosati di fiori che diventeranno frutti,

il gusto delle ciliegie colte dall’albero,

il suono delle ruote delle biciclette nell’aria primaverile,

il tepore del fuoco attorno al quale raccontare storie di inverno,

il cullare delle onde del mare quando ancora le spiagge non sono affollate a maggio,

l’ombra delle querce grandi,

l’incondizionato e costante appoggio della Terra,

le pennellate di nuvole nel cielo che con tua sorella trasformerete in animali e paesaggi fantastici.

E ancora ti aspettano

il piacere del corpo che danza, abbraccia, si bagna,

e l’estasi dell’anima che si espande, vibra, e anche lei, a suo modo, danza.

Oh Thea,

ci sono meraviglie che ti aspettano.

Eppure,

non è un’epoca perfetta,

nessuna epoca è perfetta per nascere,

ma i bambini e le bambine continuano a nascere in ogni epoca e situazione…

in pandemia, in guerra, nel grande calore del cambiamento climatico…

Oh Thea,

ci sono cose da disimparare e re-imparare e tanto da riparare.

Tikun olam.

E tutto ciò che c’è da riparare,

inizieremo a ripararlo insieme,

facendo spazio nel cuore,

e rinvigorendo le braccia e la speranza attiva.

Ilaria Olimpico

Gravide di Pace – Pregnant of Peace –  #FeministsAgainstWar

ENGLISH BELOW

Come donne gravide,

impareremo a fare spazio dentro di noi

per accogliere l’altro ancora sconosciuto.

Come donne gravide,

eviteremo l’alcol della propaganda che ci obnubila,

eviteremo la droga della violenza che ci rende schiavi,

eviteremo il cibo tossico del linguaggio di odio che ci disumanizza.

Come donne in travaglio,

riconosceremo il passaggio attraverso il dolore e la vulnerabilità, nostra e dell’altro,

e potremo finalmente guardarci e ri-conoscerci.

Come donne in travaglio,

staremo tra le contrazioni delle mediazioni e dei negoziati,

ci dilateremo all’inverosimile per aprire fessure alle possibilità,

non cedendo mai alla tentazione della guerra.

Come donne partorienti,

faremo sentire la nostra voce,

potente e creatrice,

per opporci sempre

alla guerra e alla violenza,

e lanceremo l’ultimo urlo

per dare vita

a un mondo nonviolento.

#FeministsAgainstWar #GravideDiPace

Ilaria Olimpico

In sostegno al movimento delle donne in Russia, Bielorussia, Moldavia e altrove

che si oppongono con creatività, coraggio e determinazione alla guerra.

https://www.themoscowtimes.com/2022/03/29/the-feminist-face-of-russian-protests-a77106

ENGLISH

Like pregnant women,

we will learn to make space within ourselves

to welcome the other still unknown.

Like pregnant women,

we will avoid the alcohol of the propaganda that clouds us,

we will avoid the drug of violence that enslaves us,

we will avoid the toxic food of hate speech that dehumanizes us.

Like women in labor,

we will recognize the passage through pain and vulnerability, ours and other’s,

and we will finally be able to see each other and recognize each other.

Like women in labor,

we will stand between the contractions of mediations and negotiations,

we will dilate to open cracks for possibilities,

never giving in to the temptation of war.

Like women in labor,

we will make our voices heard,

powerful and creative,

to always oppose

to war and violence,

and we’ll let out the last scream

to give life

to a nonviolent world.

Ilaria Olimpico

In support of all movements against war

https://t.me/femagainstwar/2702

#nowar

Bruco, pesce, cuore

Il mio corpo come bruco si riposa e si muove sulla terra.

Come bruco si distende e si raggomitola.

Così piccolo, si permette di prendersi lo spazio necessario

per stendersi per tutta la sua lunghezza.

Come bruco il mio corpo si distende e si raggomitola

… per procedere!

C’è un tempo per distendersi

e un tempo per raggomitolarsi,

c’è un tempo per prendere spazio fuori,

e un tempo per fare spazio dentro.

E mentre il mio corpo è bruco sulla terra,

tu sei pesciolino nell’acqua.

Muta io, muto tu.

Occhi chiusi io, occhi chiusi tu.

Siamo testimone una all’altro

senza sguardo, senza parola,

siamo testimone una all’altro

nel tatto

interno,

fuori io, dentro tu.

E all’improvviso io, anche io, dentro.

Se potesse, a volte,

questo cuore farsi pesce in grembo protetto.

Se potesse, a volte,

questo cuore farsi bruco sulla terra madre,

se potesse distendersi, raggomitolarsi, riposare.

Se potesse, a volte,

questo cuore avere dei piedi sulla terra.

Se potessero arterie e vene farsi radici.

Se potessero, a volte,

le grandi braccia aperte del cuore

riposare.

Il cuore si adagiarebbe alla terra

con le braccia ancora ostinatamente aperte, ma a volte sfinite.

Ilaria Olimpico

*Risonanza dall’incontro di “Incamminarsi, giornate di studio sulla danza”, con Doriana Crema, Sosta Palmizi.   Grazie!

9 minuti per 9 notti – 9 minutes for 9 nights

Connessioni e vedo costellazioni.

Connections and I see constellations.

Connessioni e si apre una finestra nel petto.

Connections and feeling a window opening in my chest.

Connessioni e spuntano radici ai piedi, fiori e rami alle mani.

Connections and roots sprout from my feet, flowers and brunches sprout in my hands.

Connessioni e vi sento.

Connections and I feel you all.

Ilaria Olimpico

*Risonanza dall’ultima notte – resonance from the last night “Donne Women – Pace Peace – Insieme Together”

—————————- this was the invitation ENGLISH ———————————–

Dear sisters, 
I have been watching the situation in Ukraine with a heavy heart. I stand with Ukrainians and all forgotten people suffering from wars and occupation, with Russians and all people dissenting violent governments, and with those around the world who still want to believe in nonviolent resolution of conflicts. 
I need a shared space holding the intention of Active Peace through simple, generative, creative acts: silent presence, movement, poetry.


So I invite you to join us for 9 minutes for 9 days starting from today 9th March:

9th March 2022 – time 9 pm CET, 9 minutes, for 9 days

Donne Women – Pace Attiva Active Peace – Insieme Together

———————- questo era l’invito ITALIANO ———————–

Care sorelle, 
sto osservando la situazione in Ukraina con il cuore pesante. Mi sento vicina al popolo ucraino e tutti i popoli in sofferenza per le guerre dimenticate e le occupazioni, a* russ* e a tutte le persone che manifestano contro governi violenti, e a tutte le persone che vogliono ancora credere alla risoluzione nonviolenta dei conflitti.
Sento il bisogno di uno spazio condiviso che possa coltivare l’intenzione di Pace Attiva attraverso atti semplici, generativi, creativi: presenza silenziosa, movimento, poesia.


Quindi vi invito per 9 minuti per 9 notti iniziando da oggi 9 Marzo

Donne Women – Pace Attiva Active Peace – Insieme Together

Vi invito quindi per 9 minuti per 9 per 9 giorni iniziando da oggi 9 Marzo:

9th March 2022 – time 9 pm CET, 9 minutes, for 9 days

Donne Women – Pace Attiva Active Peace – Insieme Together

#nowar

stop alla guerra

Faccio eco alla campagna di Europe for Peace,

Perchè niente di uniforme o in uniforme ci salvera‘.

Ilaria Olimpico

“I pacifisti nonviolenti europei danno un ultimatum alle parti in conflitto:
– fermate immediatamente la guerra, dichiarate un cessate il fuoco, consentite il soccorso alle organizzazioni umanitarie
– iniziate negoziati a oltranza per la risoluzione delle controversie tra Russia e Ucraina

Chiediamo che tutti i governi, in particolare quelli che aderiscono alla NATO, cessino immediatamente di alimentare il conflitto con l’invio di armi alle parti.”

Campagna Europe for Peace

Info e adesioni: info@europeforpeace.eu

Testo completo qui https://www.pressenza.com/it/2022/03/ultimatum-a-putin-e-zelensky-stop-alla-guerra/

Dare valore alle competenze e ai sogni

Momar Gueye condivide in questo podcast l’esperienza del percorso nel progetto LIFE* sulla valorizzazione delle competenze.

Podcast – testimonianze dal progetto LIFE – Lab sulle competenze

“Ho avuto la possibilità di leggere il mio CV in un’altra maniera… non solo delle righe… Raccontare le mie esperienze lavorative tramite uno scambio… è molto importante… quando faccio un CV su Europass non mi metto a pensare a tutte le cose che ho pensato come ho fatto con voi…”

Momar spiega che, attraverso il laboratorio, ha rivisto in modo nuovo i lavori che aveva fatto per motivi di sopravvivenza e a cui non aveva dato valore. Quelle esperienze adesso sono inserite in una cornice più ampia di apprendimento e crescita nelle competenze trasversali (capacità di lavorare in gruppo, interagire con le persone…).

Per Momar, tutti gli incontri e gli strumenti (linguaggio visuale, linguaggio corporeo, intervista) sono stati utili. Ricorda come improvvisare attraverso le immagini e raccontare i pensieri e i sentimenti è stato incredibile, soprattuto perchè “abbiamo poco tempo per immaginare”. Ricorda la rivelazione dell’uso del corpo per capire come ci sentiamo e come comunicare con la parte di noi che “sta male”.

Il podcast si conclude con il sogno. Perchè oltre a valorizzare le competenze di ciascuno e ciascuna, è importante ridare valore ai sogni, rivendicare il diritto di portare il proprio dono nel mondo. “Il sogno è la parola più forte, sogno non vuol dire vivere di illusione, il sogno è avere la possibilità di pensare che puoi realizzare qualcosa. Il sogno di realizzare…”.

Ilaria Olimpico

*Progetto LIFE:

thealbero.wordpress.com/2021/10/14/accompagnare-ricomporre-e-tessere-reti-progetto-life/

thealbero.wordpress.com/2020/10/01/life/

INFO: ilarialmp@gmail.com

Umani-tari

Se fossimo capaci – prima – di essere umani, potremmo smettere – dopo – di fare gli umanitari” (Enrico Euli, testo integrale https://comune-info.net/come-formichine-impazzite/).

Se una parte di me è commossa dalla solidarietà che si è attivata in questi giorni per il popolo ucraino, un’altra parte di me è infastidita e incredula per il razzismo che svela.

Non ricordo messaggi e attivazioni diffuse di raccolta medicinali e vestiti o accoglienza temporanea nelle proprie case, né per i siriani, né per gli afgani (per l’Afganistan ricordo tanta retorica sui diritti delle donne e poca memoria delle contraddizioni occidentali negli “interventi”), né tantomeno ricordo un movimento solidale così generalizzato per qualsiasi popolo di una nazione africana.

La chiara selezione su base razziale, che distingue i profughi in base al colore della pelle, alla religione e all’etnia è abominevole, ma destinata a durare nel tempo. Alcuni leader europei non si vergognano neanche di esternare pubblicamente il loro razzismo, come nel caso del primo ministro bulgaro, Kiril Petkov: «Questi (i profughi ucraini) non sono i profughi a cui siamo abituati, sono europei. Queste persone sono intelligenti e istruite. Non sono i profughi a cui siamo abituati, persone di cui non conosciamo l’identità, con un passato poco chiaro, che potrebbero anche essere terroristi». Petkov non è il solo a pensarla così. I media occidentali parlano continuamente di «rifugiati simili a noi» e questo razzismo è del tutto evidente ai confini tra l’Ucraina e i Paesi europei limitrofi.” (Ilan Pappé, testo integrale https://ilmanifesto.it/le-quattro-lezioni-dell-ucraina-i-doppi-standard-occidentali/)

Quando, perchè, per chi, sentiamo attivarsi l’empatia? Notarlo può avviare un processo di consapevolezza sui nostri pregiudizi razziali latenti.

“… la scarsa empatia, cioè la capacità di condividere e comprendere i sentimenti e le emozioni altrui, nei confronti di persone di diverso gruppo etnico, è strettamente legata al pregiudizio razziale inconscio dell’osservatore. … Si è palesata un’evidente correlazione tra sentimenti razzisti latenti e resistenza empatica. Tanto più il soggetto, bianco o nero che fosse, è risultato inconsapevolmente razzista, tanto più flebile è apparsa la sua capacità di immedesimazione, mentre individui non razzisti tendono a mostrare gli stessi livelli di empatia verso soggetti di entrambi i gruppi.” (Alessio Avenanti, Razzismo: i pregiudizi modificano la sensibilità al dolore in gruppi etnici diversi, https://magazine.unibo.it/archivio/2010/05/28/razzismo).

Ilaria Olimpico

Da voi le armi, da noi le arti,

da voi la violenza, da noi le danze,

da voi i carri armati, da noi le canzoni amate,

da voi la geopolitica e le analisi razionali, da noi l’immaginazione e le possibilità creative*.

Sorelle delle Donne in Nero e tutti i movimenti di pace,

Figlie delle Madri di Plaza de Mayo e tutti i movimenti di giustizia,

Madri delle donne e degli uomini che sempre si opporranno a ogni forma di violenza.

Siamo settemila parti di coraggio, settantamila doglie di indignazione, sette milioni di passi.

*E non liquidateci chiamandoci con sufficienza “utopiste e sognatrici”…: “la sottolineatura di Galtung dei tre principali compiti dei professionisti di pace che lui si augura che si formino, e si diffondano in tutto il mondo: 1) la riconciliazione, e cioè il curare gli effetti della violenza passata; 2) la costruzione della pace, e cioè lo studio e l’azione per prevenire la violenza futura; 3) la trasformazione del conflitto, ed cioè la ricerca di metodi per mitigarli (ad esempio passando da una lotta armata ad una di tipo nonviolento), oppure nell’aiuto ai contendenti a trovare soluzioni di mutuo beneficio (attraverso la mediazione). Ma il suo insegnamento su questo ultimo aspetto è particolarmente rilevante anche grazie alla sua vita impegnata a mediare, spesso con successo, molti conflitti in tutte le parti del mondo. In questo campo importante il suo triangolo del conflitto, formato, da un lato, dagli atteggiamenti (odio, rancore, diffidenza, ecc., che possono essere superati attraverso l’apprendimento dell’empatia), in un altro angolo, dal comportamento (che può passare, anche grazie ad un buon lavoro dell’operatore di pace, da violento a nonviolento), ed infine, nel terzo angolo, dalle contraddizioni, e cioè da obbiettivi contrapposti dei due contendenti, che possono essere superati grazie alla creatività, ed alla ricerca di obbiettivi “sovraordinati”, o di mutuo beneficio…. Galtung sviluppa, anche per un manuale delle Nazioni Unite, il MetodoTrascend. Questo prevede tre fasi di lavoro per l’analisi del conflitto e la ricerca delle soluzioni: 1) Dialogo con tutti (anche con quelli che vengono considerati i cattivi, e perciò non affidabili) per capire i loro obbiettivi, le loro preoccupazioni e le loro paure, ed ottenerne la fiducia; 2) Distinguere tra obiettivi legittimi ed illegittimi a seconda che vadano a favore o contro i bisogni umani fondamentali. La legittimità è basata sul principio che se desideriamo qualche cosa dagli altri dobbiamo essere disponibili a concederla anche noi; 3) Rompere la distanza tra tutti gli obbiettivi legittimi, ma in contrasto reciproco, con soluzioni accettabili da tutti e sostenibili (questo attraverso la creatività, l’empatia e la nonviolenza). (Alberto L’Abate su J. Galtung – Testo integrale https://serenoregis.org/2013/11/27/il-contributo-di-johan-galtung-alla-teoria-ed-alla-pratica-della-pace-e-della-nonviolenza-alberto-labate/)

Oggi 6 Marzo 2022 – Giornata dei Giusti

“… anche nelle situazioni estreme c’è sempre la
possibilità per ogni individuo di esercitare nello spazio in cui è sovrano la propria
responsabilità di fronte all’ingiustizia. E’ questo un messaggio di grande speranza perché
mostra che non esiste un determinismo nella storia, ma che ogni individuo può fare
comunque la differenza. E’ la grande intuizione di Vaclav Havel il quale, nei tempi più
duri del totalitarismo a Praga, ha sostenuto che tutti noi possediamo una prerogativa
che nessuno ci può togliere: è il potere di ciascuno nei confronti di se stesso, l’unica
cosa che anche il più impotente di noi possiede ed è al tempo stesso l’unica cosa che
nessuno, nemmeno il più feroce dei dittatori, potrà mai portarci via. …

Ricordare i Giusti in Europa non significa avere gli occhi rivolti al passato, ma
trasmettere un forte messaggio educativo alle nuove generazioni e tramandare i valori
più alti della cultura europea.
I Giusti, che nei tempi bui in Europa e nel mondo hanno salvaguardato l’idea stessa di
umanità, insegnano al giovane cittadino della nostra comunità a impegnarsi per
difendere i diritti dell’uomo, ad avere il gusto di venire in soccorso del più debole, ad
avere il coraggio di pensare da solo, a essere capace di mettersi al posto degli altri, a
non sentirsi mai depositario di una verità precostituita.
La memoria dei Giusti non ha valore soltanto nelle situazioni estreme, ma richiama ogni
cittadino a impegnarsi per la nostra democrazia e a lottare contro ogni forma di
intolleranza e di prevaricazione nei confronti degli altri.
Insegna ai cittadini a non considerare mai un essere umano come un nemico da
combattere per motivi politici, sociali, religiosi o etnici.
I Giusti sono il baluardo della convivenza, della pluralità e della dignità umana.” (NOTE PER LA GIORNATA DEI GIUSTI IN EUROPA Di Gabriele Nissim, 20 luglio 2011 – Testo integrale http://it.gariwo.net/dl/Note_Giornata_Giusti_Europa.pdf)

Avremo coraggio, compassione, intelligenza sufficienti per restare Giusti anche nella barbarie, nelle minacce, nella paura? Avremo consapevolezza e immaginazione allenate abbastanza per rifiutare le logiche binarie, salvarci dal linguaggio violento, e so-stare nella complessità?

Ilaria Olimpico

#nowar

Social arts as an awareness process

“Social arts as an awareness process. Experiences in intercultural contexts in Italy” – Abstract

by Ilaria Olimpico, social arts facilitator, trainer

This article is published in the volume: “Newcomers as Agents for SocialChange: Learning from the Italian Experience: A Recourse Book for Social Work and Social Work Education in the Field of Migration”* – accessible on the web: https://series.francoangeli.it/index.php/oa/catalog/book/762 

Social Arts as an awareness process, by Ilaria Olimpico
– in “Newcomers as agents for social change: learning from the Italian experience”
edited by Hannah Reich and Roberta Di Rosa

Social Arts are about symbolization, making visible the invisible, knowing through senses and felt sense. Even if the general idea of arts is related to
the sphere of expression and creativity, I want to shed light on Social Arts as
a research and as an awareness process. They navigate in between the territory of art therapy and social intervention, salutogenesis, social healing,
personal growth, and community building.

Since I left work in the international cooperation field, I have been
asking myself: What does my work serve? Does my work bring the highest future possibility or just give some relief to the system slowing down its transformation? The challenge of social work is to move from the horizon of aid to
the vision of a paradigmatic change. The mantra that accompanies my work is
the sentence of Frederic Leboyer: Without love, we will be just able.
Here I am called to share my experience in Social Arts as an awareness process in intercultural contexts in Italy.
I would refer mainly to two projects financed by the EU Asylum Integration Migration Funds (AIMF). Both took place in Umbria Region, Italy:
• PUZZLE, a project about capacity building in the Welcoming System;
• LIFE, a project about socioeconomic inclusion of Migrants.
I want to give you a glimpse of the two projects through memories and
reflections on the strengths and the challenges, more than illustrating them in
a classical technical way.


*Many thanks to Hannah Reich and Roberta Di Rosa for editing, taking care of, and publishing this volume.
A special thanks to Francesco Piobbichi for generously sharing his superb drawings!

Appunti dalla lavatrice

Il corpo rivendica la funzionale e vitale

compresenza dei contrari:

una parte spinge, una parte sale,

una parte si appoggia, l’altra si dà slancio.

Il corpo rivendica

gesti socialmente inattesi,

movimenti razionalmente insensati,

posizioni culturalmente scomposte.

Il corpo rivendica

un ascolto

tutto per sè,

del suo spazio interno:

più vuoti che pieni,

perchè i pieni possano respirare, danzare

nei vuoti.

Il corpo rivendica

il suo posizionarsi e muoversi

nello spazio esterno.

A ogni movimento 

lo spazio si spalanca.

Basta solo il movimento delle pupille

per riprendersi

lo spazio

del possibile.

L’utero rivendica spazio

per espandersi e nutrire,

smentisce il pensiero

“ormai vecchio, ormai tardi”.

Un giardino andaluso 

accoglie una nuova vita.

Come nella canzone Alf Leila wi Leila:

sahra sabah bustan

un deserto diventa un giardino.

I piedi provano passi nuovi, freschi, impensati.

I piedi assaggiano la terra,

spalmano la pianta piatta,

snocciolano le dita rannicchiate,

pressano sui lati esterni.

I piedi provano piccoli passi,

a volta storti, a volte aperti.

“Anche solo un centimentro può cambiare la vita”.

Ilaria Olimpico

*Risonanza dall’incontro di “Incamminarsi, giornate di studio sulla danza”, con Raffaella Giordano, Sosta Palmizi.   Grazie!