Open, broken heart

Hospital. Day after.

“How are you, honey?”

“Better. “

“So, maybe, you need to stop writing your quote <with an open, broken heart>, ah?”

Both chuckle.

“It was intense. “

“Yes…”

“I walked through… vulnerability. My heart was really like punched at each breathing in.”

Long silence.

“You know, I am no more able to pray. Not that I am detached from God. Not at all. I am very detached from the religion, but I do feel God. I am no more able to pray because something in me is saying: and what about others’ prayers? are you more special?”.

“So you did not feel to pray…”

“Something in me was desperately praying. The motherhood inside of me was praying to stay more.”

“Yeah…” a gentle tear along the cheek.

“So there, you are not asking to yourself, did I pay the bills? Did I reply to the coordinator’s email?… There, I was asking to myself: Did I forgive that person that cut my heart? Did I sing with my daughter today? And what about that hug that I couldn’t give? Did I dare to love the world enough?”

Ilaria Olimpico

“The fear of death do not prevent you from dying, but can prevent you to live.”

STORY LAB

STORY LAB

Dall’esperienza Immagini&Storie di #TheAlbero 

Trentasei Immagini e Infinite Storie

Grazie a chi ha inviato le sue foto diventando co-creator,

grazie a @yearimvaleria per la rielaborazione grafica.

Stay tuned 😉

Ocean in me


There is ocean in me… O, so deep …

clawing with rage at the cliffs of the soul…

– D.H. Lawrence

Yes, indeed there is ocean in me…

The deepest blue ocean filled with the songs of the oldest whales,

sometimes so deep that something in me might feel lost.

The purest blue ocean filled with the laughing of clever dolphins,

sometimes so closed to my soul that something in me might feel nostalgic.

The darkest cave filled with the phantoms of what can go wrong with me, the world, us,

sometimes so scaring that something in me might feel never showing up in Life again.

The grey and desolated mud filled with nonsense and nothingness,

sometimes so sad and lonely that something in me might feel completely asthenic.

The Jerusalem garden filled with the sound of flowing waters and with the songs of the birds, bringing new seasons in nature and life,

sometimes so powerful in its simplicity that something in me might feel immortal.

The vast universe filled with a peaceful silence and sparkling wise stars,

sometimes so charming and soothing that something in me might feel dissolving in the Infinite.

Ilaria Olimpico

Resonance from the voice lesson with Carol Mendelsohn and Saule Ryan. Thank You!

Di-Steso

Sono arrivato. Mi sono steso. 

Ah sì, finalmente un bel posticino!

E’ tutto libero intorno.

Nessun divano mi circonda. Nessun mobile mi sovrasta.

Sala vuota e ariosa, essenziale e luminosa.

Soprattutto

nessuno mi scambia per uno zerbino.

Mi piace qui. 

Non è freddo come il marmo lucidato, troppo formale, troppo ricercato.

Non è scuro come il cotto tralasciato, troppo sciatto, troppo sporco.

E’ caldo, è chiaro. E’ un bel parquet curato.

E mi sono permesso di stendermici sopra.

Ci sto bene. 

Anche io colori chiari, tono su tono, semplice, senza pretese.

Nessuna geometria su di me, nessuna stampa su di me,

nessuna decorazione su di me, nessuna rappresentazione

su di me.

Posso sempre riarrotolarmi e trasferirmi.

Ma per adesso sono qua.

Sì, a un tratto sono qua,

io, tappeto semplice a pelo corto,

e non devo più cercare.

Ilaria Olimpico

Da un esercizio di scrittura creativa con Laerte Neri (Festival MITOS online). Grazie!

Dancing Nature

I trust myself

because I am not just myself.

Le mie braccia, leggere, ondeggiano,

le mie spalle, morbide, si muovono in alternanza,

il mio corpo rispecchia le dolci curve delle colline umbre.

Le mie braccia, vigorose, si alzano,

le mie mani, aperte, si congiungono in preghiera,

il mio corpo rispecchia un cipresso fiero e altero.

Le mie braccia, abitate, si aprono,

i miei gomiti, flessibili, partoriscono rami,

le mie mani, pulsanti, si schiudono a intermittenza,

il mio corpo rispecchia il susino

con i primi fiori che si fidano dei primi tepori.

Le mie braccia, maestose e spoglie, stanno,

i miei piedi, radicati, si nutrono dalla Terra,

il mio corpo rispecchia il fico ancora nel letargo di inverno.

I trust myself

because I am with the Whole,

I am in the Whole,

I am the Whole.

Mitakuye Oyasin

Ilaria Olimpico

Risonanza dalla sessione di Embodiment con Silvana Rigobon. Grazie!

Sulla soglia del futuro nel suo più alto potenziale

Si sta per concludere l’ottava edizione del laboratorio sulla valorizzazione delle competenze (Progetto LIFE), che co-facilito con Mara Moriconi. Il laboratorio è rivolto principalmente a cittadine/i di Paesi Terzi.

Sento sempre più di accompagnare chi partecipa in un processo di “suture” (una parola per me molto evocativa che dava anche il nome a una serie di miei laboratori). Ricuciamo passato, presente e futuro in un orizzonte di senso e possibilità. Il modello del laboratorio è sempre vivo, rispondente alle caratteristiche del gruppo, in ascolto dei feedback, pronto a evolvere in qualcosa che possa lasciare una traccia anche dopo la conclusione del progetto.

Il format* del laboratorio si caratterizza per la sinergia tra una dimensione più razionale di raccolta e sistematizzazione in un portfolio-cv delle informazioni professionali e formative e una dimensione più analogica e introspettiva di presa di consapevolezza. Le due dimensioni sono strettamente correlate e i risultati dell’una e dell’altra si rinforzano vicendevolmente.
Durante il laboratorio si fa uso della metodologia dello storytelling partecipativo e delle arti sociali. Uno degli esercizi che usiamo è quello di attraversare una soglia che divide il nostro presente dal nostro futuro nel suo più alto potenziale**. La domanda che facciamo prima di attraversare la soglia (fisicamente) è: Cosa abbiamo bisogno di lasciare? Cosa abbiamo bisogno di portare? Raccogliendo le diverse risposte delle diverse edizioni dei laboratori, emerge un quadro interessante su cosa ci blocca e cosa ci dà slancio.

La soglia – lab valorizzazione delle competenze – progetto Life

Note:

*Per maggiori info https://thealbero.wordpress.com/2020/10/06/alla-ricerca-di-doni-e-sogni/

**L’espressione “il futuro nel suo più alto potenziale” è mutuata dalla Teoria U

Ilaria Olimpico

Storie che riconnettono: vedere con occhi nuovi

Sulla scia dei laboratori “Storie che riconnettono” che si sono succeduti dall’inizio del primo lockdown è emersa l’intenzione di ascoltare e vedere le sfide del nostro tempo, attraverso immagini, felt sense, movimento e suoni. 

E’ emersa l’intenzione di narrare storie che riconnettono per vedere con occhi nuovi…

@disegno di Alice

Storie sono 

le narrazioni tessute collettivamente in un esercizio continuo di 

accoglienza fiduciosa e negoziazione creativa, 

sorpresa e incanto, ascolto e improvvisazione, 

attesa emozionata e parola agita.

Storie sono 

le narrazioni del nostro vissuto del momento, 

che, sentite nel corpo, ascoltate e condivise, 

si inseriscono in una cornice-Storia più ampia,

si fanno più sopportabili, 

schiudono sensi e apprendimenti inattesi, 

aprono spazi di possibilità inesplorate.

Storie sono 

le narrazioni del nostro corpo, dei nostri corpi in-relazione, 

corpi liberati e 

liberi di restituirci, in una sensazione significativa, indefinita e pregnante,

una conoscenza altra di noi stesse e del mondo.

Storie sono

le immagini e i suoni che ci arrivano dall’esterno,

che hanno eco all’interno.

Storie sono

le immagini e i suoni di cui ci riappropriamo

per dare voce, spazio

alle parti marginalizzate di noi, del Mondo.

Storie sono

le narrazioni sul tempo che viviamo,

ancorate a un sentire più attento,

richiamando una “presenza” compassionevole e potente.

@copertina di Agnese

E così, l’immagine del bianco 

dell’incertezza del nostro tempo,

può diventare, nella storia da noi narrata,

il bianco del possibile che prende vita dal vuoto.

E così, la tempesta non voluta dello sconvolgimento

della nostra “normalità”,

può diventare, nella storia da noi narrata,

la tempesta che ci fa tornare

insieme,

adese alla roccia madre,

attente al battito del nostro cuore.

Uno dei gruppi del laboratorio “Storie che riconnettono – Vedere con occhi nuovi” ha espresso il desiderio 

di condividere pubblicamente i piccoli testi scritti durante il processo. I testi sono poesie di risonanza e di sense-making di ciò che abbiamo sentito, visto, agito durante gli incontri.

I testi, per scelta del gruppo, si succedono in una tessitura multivocale.

Ilaria Olimpico

@disegno di Agnese

TESSITURA MULTIVOCALE

Sempre in piedi,

ma roteando su un punto caro.

Sciogliere lacrime e sorrisi.

Nuotare nel caos.

E… incontrare.

Non aver paura di ciò che avverrà,

appoggiati alla solida roccia,

percepiscine il calore.

Osserva

Ascolta

Senti

…andare nella profondità della tua anima 

è come andare nella profondità del mondo. 

La dolcissima morte era giunta

Senza paura

Senza dolore

Accompagnata

Dall’amore delle donne. 

La porta che si apre

mi dona calore e mi fa toccare

il cielo con un dito.

Avviluppata

nelle oscure tenebre

uragani scroscianti

venti in tempesta

poi tutto si capovolge

e ritorna la capacità

di vivere ancora.

Arriva la tempesta

anche il cuore è sconvolto

ma il dono inaspettato

riporta la pace e l’Armonia.

Chiudo gli occhi

Ascolto

Vortice di vento intorno

Incollata alla montagna

tremo,

tesa.

Attendo

Ascolto

il calore della roccia

Ritrovo la calma

in viaggio

dentro me stessa

Possibilità di svitarsi da posizioni non scelte 

e guardare oltre.

Guardare in alto.

Nella pancia della nostra immaginazione

trovo un rifugio sicuro e una risposta sorprendente.

Risputata nella realta’ in tumulto,

con magiche corde, nate da corna dorate,

mi ancoro al battito del mio cuore.

E i miei occhi di bambina sanno

che tutte le tempeste …

passano.

Ho visto fiori solitari,

anche se erano in gregge,

chiudere il capino

aspettando un momento possibile.

Ho sentito che dalla nebbia

si poteva emergere

cominciando da uno sguardo

che sa dove vuole andare.

Ho fatto una piega,

tante pieghe nelle mie ossa

ma con stupore mi sono accorta

che nulla si è completamente spezzato.

Cammino, cammino

non mi è dato il tempo di guardare le stelle

sudo

a volte mi vergogno.

Mi sorreggo con i miei due piedi

e sento di poter continuare a camminare.

Così attraverso

sofferti cambiamenti

approda ad una

energetica consapevolezza.

Ho voglia di volare

ma il mio corpo

non lo sa fare

e il blocco…è lì.

E allora restiamo in contatto

io e te prato morbido

che nascondi una madre.

Mi lascio quasi accecare da tanta

bellissima chiara luce.

Voglio ascoltare :’Restiamo serene…’

Aspettando un momento possibile.

Sono ri-scesa..Discesa.”

Dove sono le mie braccia, le mie mani?

Mi accorgo che da tempo non stringo persone amate, 

che non accarezzo dolci visi.

Infatti trattengo il fiato per non far parlare la mia rabbia.

Fortunatamente non si può trattenere a lungo

e quando ti sembra di non potercela fare 

ecco che esce un gran respiro.

Un respiro che avvolge, accarezza, 

riscalda anche il più glaciale dei paesaggi glaciali

e in quel calore puoi estenderti e ritrovarti

puoi danzare 

puoi persino volare.

Una scatola fuori e un grosso buco vuoto dentro. 

 Un giorno decise di bussare sul coperchio della scatola. Aveva paura ma lo fece. 

Poggiò l’orecchio. Non sentiva nulla.

Chiamò: “c’è nessun@ là fuori?”. Nessun@ 

Allora… sollevò leggermente il coperchio. 

Era bastato quel movimento impercettibile che un alito di vento entrò leggero, dandole una dolce carezza sul viso. 

Il buco dentro si colmò. Fece un profondo respiro e… butto giù il coperchio. 

Sono bloccata

ho la testa calda

un calore invade la mia nuca

il petto gelido chiede protezione

non vedo nulla. Buio e solitudine

Ma sento il gioco dell’acqua di un ruscello

che corre via saltellando sopra i sassi.

Si apre il petto alla luce del sole

e un respiro fresco mi porta la vita.

Ritornano voci antiche e familiari

si apre l’abbraccio a tenere insieme

tutto.

Ti ascolto corpo,

gli occhi rivolti dentro

tesa, chiusa a morsa, proteggo.

Ma ho voglia di sciogliermi, aprirmi

lasciar andare.

Potrà essere abbastanza 

offrire ciò che siamo qui e ora?

Potrà essere abbastanza 

la mia Presenza accogliente e incondizionata?

Potrà essere abbastanza 

essere testimone compassionevole e amorevole?

Potrà essere abbastanza 

tenerci compagnia con nenie, storie e ninne nanne?

Potrà essere abbastanza 

aspettare, adese alla roccia, 

che la tempesta

passi?

Potrà essere abbastanza

prepararci per poi poterci sedere

al tavolo della negoziazione

con energetica consapevolezza?

Sì, è abbastanza per ora, qui e ora.

Testi: Andreina Brogani, Monica Di Bernardo,

Francesca Molinari, Ilaria Olimpico,

Rita Parenti, Brunetta Schiaffonati, Agnese Talegalli.

Ecco che senza spazio continuo a danzare

E quando lo spazio di movimento e possibilità

sembra restringersi,

ecco,

che, decisi e fiduciosi,

i miei piedi possono

tenere il ritmo del cuore sul posto.

Ecco,

che, ironiche e sensuali,

le mie braccia e le mie mani possono

muoversi lungo la pancia e il petto e

risalire fin sopra la testa.

Ecco,

che, aperti e grandi,

i miei occhi possono

danzare,

spostando punti di vista,

cambiando prospettive.

Ilaria Olimpico

Risonanza dall’incontro Embodiment con Silvana Rigobon. Grazie!

Dei pensieri

che annebbiano la mente,

con un gesto elegante di braccio e mano,

ne faccio un bianco turbante

di saggezza,

che sa come stare

anche tra le intemperie.

Ilaria Olimpico