L’Antenata

Quando ero piccola, andavo spesso a rifugiarmi nella casetta nel bosco della mia antenata.

La casetta era di mattoncini fatti a mano, rossicci e irregolari, con la tettoia in legno, chiaro ma sporcato di terra scura, la cucina era in terra cruda e sempre piena di grandi pentole di rame e ciotole di terracotta, tutto intorno c’era terreno selvaggio con piante rampicanti, fiori rossi e gialli o spine e rami secchi a seconda della stagione, alberi di acacia di cui mangiavamo i fiori bianchi e un piccolo olivo che era stato piantato alla mia nascita.

La mia antenata aveva capelli bianchi un po’ arruffati ma odorosi di fiori, il naso dritto e le guance piene di rughe, memoria fisica di ampi sorrisi, portava appeso al collo un ciondolo con artigli di orsa madre.

Ogni volta che mi rifugiavo dalla mia antenata, la trovavo a raccogliere erbe, a seccare fiori, a cucire piccoli sacchetti di stoffe colorate, a intrecciare giunchi per fare ceste da donare piene di frutta di stagione.

Quando lasciavo la strada grande asfaltata e nera e mi incamminavo per il sentiero di terra battuta e sassolini, circondata dai cespugli di rovi infestanti, sentivo di attraversare la soglia sottile e potente che separa due mondi.

A volte, nei giorni speciali, andavamo al “tondo”, un cerchio di pietre grosse, dove in primavera, ai margini, sbocciavano le ortensie blu e viola. Al “tondo”, nei giorni speciali, portavamo del cibo rituale, di solito dolcetti e riso con verdure, e là mangiavamo, intonando dei canti che nessuno conosceva e che non potevamo mai ripetere uguali, battevamo forte sui tamburi e danzavamo insieme, viaggiando col corpo e con la mente, celebravamo la vita e le sue stagioni di morte e rinascita. Al “tondo”, la mia antenata mi parlava sempre de La Signora, tutti mi dicevano che era la Madonna dei Miracoli che era venerata nella grande chiesa all’entrata del villaggio, ma io sapevo che la mia antenata mi avrebbe detto di più un giorno. Ogni domenica e alle feste comandate della Madonna, la mia antenata andava in chiesa, ma era malvista, perché le puritane del villaggio la consideravano una strega. La mia antenata aveva certe figure di piombo appese al camino e certi unguenti e oli profumati e spesso andava da chi la chiamava per far nascere le bambine e i bambini portando pezze di cotone purissimo, andava a suonare il tamburo in certe cantine per guarire le giovani donne troppo magre e le donne mature che avevano perso il sapore della vita e non celebravano più le loro stagioni perché era stato detto loro che erano senza più sangue.

Quando mi abbracciava, la mia antenata si trasformava in un grande grembo, caldo e accogliente, sentivo tutta la forza delle Madri e mi sentivo protetta e forte al tempo stesso.

La mia antenata credo fosse anche un’artista perché faceva disegni col carboncino e spesso disegnava villaggi antichi, anche se lei diceva che erano le visioni del futuro, popolati da uomini vestiti di pelli di animale e donne adornate con piume e nastri colorati, bambini e bambine sugli alberi e orse e lupi intorno.

Una notte ho sognato una grande orsa che si erigeva sulle sue due zampe posteriori e urlava un pianto antico, e nel sogno, o forse anche nella realtà, io piangevo con lei questo pianto ancestrale e urlavo con lei questo urlo viscerale. Poi l’orsa, liberata dall’urlo e dal pianto, restava eretta sulla montagna e io sentivo, nel sogno o forse anche nella realtà, che mi ero liberata con lei e percepivo una tensione e un’energia nelle spalle e lungo tutte le mie braccia.

Quando il mattino dopo sono andata alla casetta della mia antenata, non l’ho più trovata. Sapevo che l’orsa l’aveva presa con sé e adesso toccava a me prendermi cura del “tondo” e celebrare La Signora, raccogliendo erbe, cucendo sacchetti di stoffa colorata, intrecciando giunchi per fare ceste da donare piene di frutta di stagione, suonare il tamburo, seccare fiori, disegnare altri mondi possibili…

Ilaria Olimpico

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2 Comments

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2 responses to “L’Antenata

  1. che bella Ilaria! grazie per illuminare con tanta chiarezza le tue sorelle, figlie della antenata! tanto Amore, a.

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